Attività > Pubblicazioni > Quadernetto n. 1

REPERTI DI EPOCA ROMANA
Rinvenuti a Fara Novarese

Indice

La romanizzazione del territorio: cenni storici
Oggetti in vetro
Vasellame
Lucerne fittili
Lucerne a volute e becco angolare
Gioielli e monete
Urna funeraria
Bibliografia

Logo realizzato da Alberto Cerutti
La romanizzazione del territorio: cenni storici

I Cimbri ed i Teutoni, antiche popolazioni germaniche costrette dalla povertà delle loro regioni a cercare nuove terre per sopravvivere, si scontrarono con le milizie romane infliggendo loro delle gravi sconfitte a Noreia in Carinzia nel 113 a. C., nella Gallia Narbonense nel 109 a. C., ad Agen nel 107 a. C. ed a Vienna e Arausio nel 105 a. C.. Dopo queste vittorie i Cimbri ed i Teutoni riuscirono a valicare le Alpi e ad invadere e dominare l’odierno Piemonte ed altre terre.
L’esercito romano, sotto la guida del Console Caio Mario, nel 102 a. C. riuscì a sconfiggere i Teutoni presso Aquae Sextiae, l’odierna Aix-en-Provence. Nel 101 a. C. i Romani sconfissero i Cimbri nella famosa battaglia dei Campi Raudi, terreni localizzati nei pressi di Vercelli, quindi vicinissimi a Fara. Dopo queste invasioni attraverso i valichi alpini, il controllo di questi valichi e dei nostri territori diventa indispensabile per la strategia difensiva dei Romani.
La romanizzazione dell’odierna area piemontese avviene gradualmente nel corso del primo secolo a. C.. Nel 90 a. C. con la LEX JULIA fu concessa la cittadinanza alle colonie latine della valle del Po.
Il Console Gnao Pompeo Strabone con la LEX POMPEIA DE CIVITATE approvata verso la fine dell’89 a. C., concesse ai Veneti, ai Galli, ai Liguri che erano pervenuti ad un certo grado di romanizzazione, la condizione giuridica della quale avevano goduto sino allora le colonie latine, il così detto JUS LATII, cioè la cittadinanza di diritto latino. Ciò significa che i capoluoghi delle stirpi del Veneto, dei Galli e dei Liguri, quindi anche il Novarese che era abitato dai Liguri, divenivano giuridicamente colonie latine chiamate URBES.
Il giorno 11 marzo 49 a. C., il Pretore L. Roscio Fobato, partigiano di Cesare, fece approvare la legge con la quale concedeva la cittadinanza di diritto romano ai centri (Urbes) già riconosciuti come latini. Questa legge è ricordata come LEX ROSCIA.
Caio Mario, creato Console cinque volte dal 104 al 100 a. C., attua anche una riforma dell’esercito romano.
A causa della lunga durata delle guerre, alla leva dei cittadini, sostituisce un esercito professionale costituito con l’arruolamento di cittadini senza patrimonio. Al termine di detta ferma, che dura 16 anni, i soldati devoti al loro Comandante vengono ricompensati mediante la distribuzione, gratuita o a basso prezzo, delle terre conquistate, e con l’insediamento di questi ex soldati si perfeziona la romanizzazione dei nostri territori.

Anche a Fara sono venuti alla luce parecchi reperti archeologici che confermano l’esistenza di antichi insediamenti romani.
Le notizie dei primi ritrovamenti di oggetti di Archeologia nel nostro territorio risalgono agli anni 1876(2) e 1877(3). Di ritrovamenti precedenti ci parla il farese don Carlo Porzio Giovanola nel suo manoscritto intitolato: "Abbozzo storico, cronologico e topografico di Fara" anno 1812, quando riferisce che agli inizi del 1800, durante dei lavori di scavo dell’Ortone dei Fratelli Tettoni, furono reperiti "arnesi guerreschi consistenti in un pezzo d’elmo, una lancia o picca ed una spada o sciabola" che non può descrivere, non avendoli veduti perché dai Tettoni erano stati portati a Novara.
Tutti gli oggetti di Archeologia che cercherò di elencare dovrebbero essere depositati presso il Museo Archeologico di Novara. Dico dovrebbero perché solo una piccolissima parte di questi oggetti trovati sul territorio di Fara sono esposti nelle vetrine del Museo, mentre la maggior parte sono custoditi nei depositi del Museo stesso.
Grazie alle premure della Dott. M. Carla Uglietti mi è stato possibile consultare il "Registro Doni" compilato da Remo Fumagalli nel 1950 e reperire altre delucidazioni. Altre notizie fornite da autori come Barocelli, Cassani, Rusconi, Spagnolo integrano e ampliano le descrizioni di questi oggetti di Archeologia.
Nei sepolcreti che vennero alla luce nel territorio di Fara furono trovate delle stoviglie in terra sigillata, vasi e bottiglie di vetro, anelli in argento e d’oro e parecchie monete di epoca romana.

Nel registro: Elenco degli oggetti di Archeologia Depositati o Donati al Museo Civico di Novara, redatto da Remo Fumagalli nel 1950, alla voce Fara Novarese si trova questo elenco di oggetti:

548/1228

Bottiglia di vetro azzurro, forma quadrata con ansa costolata h. 24,3 base 9.

549/1261

Bottiglia di vetro azzurro verdognolo forma quadrata con ansa h. 11,5 base 8,5.

550/1201

Coppa vetro con incisioni forma quadrata h. 10 lato 8,5.

551/681

Patera, terra aretina, siglata QSS, planta pedis, graffito CV tipo DRAG 31/32.

552/680

Lucerna con dischetto decorato raffigurante CAPRONE marca sul fondo esterno V tipo L.I.C..

553/1381

Lucerna canale chiuso, due bugne, marca FORTIS tipo L. IX.

554/1410

Lucerna canale aperto, tre bugne, beccuccio corto senza marca tipo L. X.

555/669

Olpe terra fine rosso scuro, con ansa, piriforme, h. 25.

556/670

Olpe terra fine rossa vernice bianco verdastra, forma globulare depressa, con ansa, h.16.

557/671

Olpe terra rossa fine, forma piriforme, con ansa, h. 20.

558/679

Coppetta terra cinerina, decorazioni, fasce orizzontali riempite da trattini, h. 5,5 base 10.

559/+0/683

Patera, terra aretina sigla L. GEL planta pedis, graffito P. Tipo DRAG 15/55.

560/+01/682

Patera, terra aretina, sigla ZOILI entro cartilis trilobato, con palmetta verticale, graffito DASSA, tipo DRAG 15/17.

561/0+0/674

Coppetta, terra aretina, sigla M/RF, planta pedis, tipo DRAG 24/25.

562/157

Anello d’oro con ritratto di Marcaurelio e Faustina.

Come abbiamo visto questo elenco descrive bottiglie in vetro, vasellame in terra sigillata, lucerne fittili ed un solo anello d’oro. Non sono citate le molte monete ed altri oggetti che troveremo menzionati da altri autori.

Top
OGGETTI IN VETRO

I recipienti in vetro sono tra i reperti più preziosi dei corredi funerari romani, sia per la loro bellezza sia per gli indizi cronologici che essi forniscono. I vetri trovati a Fara si presume che siano stati prodotti in officine situate sulle rive del lago Maggiore, dove la sabbia lacustre poteva fornire ottimo materiale per questi manufatti.
Le diverse colorazioni dei vetri sono ottenute con l’aggiunta di particolari sostanze all’amalgama. Il manganese determina la colorazione violacea e gialla. Il rame, il ferro e il cobalto danno il colore blu.
I vetri romani, normalmente a base di calce e soda, sono di per se stessi verdastri per la presenza di ferro. Secondo la classificazione tipologica-cronologica generale della ISINGS i vetri trovati a Fara appartengono al I e II sec. d. C. e sono illustrati nelle pagine seguenti.

Foto G.Farinetti

Bottiglia di vetro azzurro a sezione quadrangolare ed ansa costolata h. 24,5 - diametro base 9 - orlo 6,5. Inventario 1228 / 548 - Integra.

Foto G.Farinetti

Bottiglia di vetro azzurro verdognolo a sezione quadrangolare soffiata in stampo di legno e con ansa costolata h. 11,5 - diametro orlo 3,5 - base 8,5. Inventario 1261 / 549 - Integra.

Foto G.Farinetti

Bicchiere in vetro giallognolo a sezione quadrangolare decorato a rilievo h. 10 - diametro base 5,5 - diametro orlo 7,5. Inventario 1201 / 550. Sbrecciato sull’orlo, ricomposto.

Top
VASELLAME

Nel 1877 a Fara, durante lavori di scavo, vennero in luce alcuni sepolcreti nei quali furono trovate molte stoviglie:

Foto G.Farinetti

Olpe piriforme in terra fine di colore rosso scuro, con ansa h. 25 - bocca 5,5 - base 11 - diametro max. 16,6.
Inventario 555 / 669
.

Foto G.Farinetti

Olpe in terra fine rossa, vernice bianco verdastra, forma globulare depressa, con ansa h. 16 - bocca 5 - base 8,5 - diametro max. 16,5.
Inventario 556 / 670
.


Inventario 557/671 - Inventario 558/679 - Disegni di Remo Fumagalli
Olpe in terra fine rossa, forma piriforme con ansa h. 20 - diametro max. 14,4 - base diametro 8,4 - bocca 4,5.
Inventario 671 / 557. Integra
.
Coppetta a p. s. in terra cinerina, con decorazioni a rotella, fasce orizzontali riempite da trattini h. 5,4 - diametro base 3,8 larghezza diametro 10.
Inventario 679 / 558. Riverniciata colore chiaro
.

Foto G.Farinetti

Patera, terra arretina, col bollo QSS entro l’impronta di piede umano e sul fondo esterno si vede graffito un GV, tipo DRAG. 31/32 h. 6,1 - base 8,3 - diametro 19,5.
Inventario 681 / 551. Sbrecciata sull’orlo
.

Foto G.Farinetti

Coppetta in terra sigillata arretina, porta impresso un sigillo a forma di impronta di piede umano. All’interno di questa impronta una scritta formata dalle lettere M/RF. La Coppetta è del tipo DRAGENDORFF 24/25 ed ai lati porta in rilievo coppie di volute e gruppi di tre rosette h. 2,8 - diametro max. 6,6 - diametro base 3,2.
Inventario 674 / 561. Scheggiata in vari punti
.

Foto G.Farinetti

Patera in terra sigillata arretina che porta impresso un sigillo a forma di impronta di piede umano. All’interno di questa impronta una scritta formata dalle lettere L. GEL. La Patera è del tipo DRAGENDORFF 3. L’orlo è ornato dalle caratteristiche doppie spiraline in posizioni contrapposte, foggiate a parte e quindi sovrapposte all’orlo. Sul fondo esterno un graffito a forma di P. Questi graffiti esterni, generalmente, indicano il nome del possessore; tali graffiti sui vasi in terra sigillata sono abbastanza frequenti - h. 4,5 - diametro 17,2 - base 9.
Inventario 559 / +0 / 683. Integra
.

Patera in terra sigillata arretina porta impresso un sigillo a forma di impronta di piede umano con all’interno le lettere L///LLI (verosimilmente L. GELLI). Esternamente un graffito a forma di T: La provenienza di queste Patere risulta dall’inventario del Museo Civico di Novara e furono donate dal Sig. L. Balzari. L’impronta del piede umano è comune nei bolli dei figuli italici dell’alto Impero.
Patera in terra sigillata arretina, che porta impresso in un cartello a tre lobi il bollo ZOILI con una palmetta verticale.

Bollo

Questo bollo è abbastanza raro sulle terre sigillate trovate nel novarese e ne indica la provenienza dalle officine del figulo arretino Cn. ATEIUS e dei suoi collaboratori XANTUS e ZOILUS. L’officina arretina di Cn. ATEIUS esportò largamente i suoi prodotti al tempo di Augusto nella regione Cisalpina ed anche nella Gallia Meridionale. Questa Patera è di tipo DRAGENDORFF 3, corrispondente al LOESCHKE 3. L’orlo è unito al fondo piano mediante un quarto di circolo. Sul fondo esterno è graffito in lettere di forma tendente alla corsiva: DASSA - h. 3,5 - diametro 15,3 - base 7,7. Inventario 560 / +01/682. Integra.

OLPE

Vaso in terracotta simile alla moderna brocca, con bocca circolare, collo alquanto allungato, ventre poco espanso ed un solo manico.

PATERA

Utensile simile ad una bassa scodella, senza ansa; dalla Patera deriva, come forma e nome, l’attuale padella. Gli antichi Romani la impiegavano per versare il vino durante i sacrifici. Era in genere in terracotta. Dopo le libagioni era donata al Santuario nel quale queste libagioni avevano avuto luogo.

ANSA

Particolare decorazione a rilievo formante una specie di maniglia.

Queste Patere rinvenute nei sepolcreti di Fara provengono dalle officine della città di Arezzo e portano i bolli dei figuli arretini L. GELLIUS e Cn. ATEIUS con i suoi collaboratori XANTUS e ZOILUS.
I vasi arretini trovati nel territorio novarese indicano quanto fosse grande il commercio fra questa parte della valle del Po e l’Italia centrale ed anche con le provincie oltr’alpe.
Questo particolare tipo di vasellame munito di sigillo GELLI, ZOILI o di altri nomi di figuli, si chiama "vasi in terra sigillata" e derivano il loro nome dal termine latino "SIGILLUM" (figurina) per la decorazione figurata a rilievo ottenuta mediante matrice che compare su molti esemplari. Si tratta di coppe, piatti, vassoi, prodotti in grande quantità e caratterizzati dalla tipica vernice rossa applicata per immersione. Compaiono su molti esemplari bolli di fabbrica coi nomi dei produttori.
Lo studio di questi vasi si basa su una prima classificazione tipologica delle forme fatta alla fine del 1800 dal DRAGENDORFF.
Poiché sono troppo numerose le varietà dei singoli tipi di vasi, successivamente il LOESCHCKE fece a sua volta una nuova classificazione tipologica delle forme, specialmente per i vasi dell’età Augustea.
La prima terra sigillata prodotta in Italia è quella cosiddetta "ARRETINA" dalla città di Arezzo che fu uno dei centri più importanti di produzione e raggiunse la sua massima produzione in età Augustea.
Alcuni artigiani arretini emigrarono nel nord al seguito delle legioni romane. Con la loro capacità ed esperienza, utilizzando i punzoni e le matrici delle officine arretine, diedero origine alla terra sigillata cosiddetta "PADANA".
Tipica è la presenza, su stoviglie di terra sigillata, come le patere trovate a Fara, del bollo di produzione recante il nome dei vasai di Arezzo L. GELLIUS e ZOILUS. Il vasaio arretino L. Gellius ai tempi di Tiberio e di Claudio esportò molte stoviglie in terra sigillata nella regione Cisalpina ed oltr’Alpe nelle Gallie.

Top
LUCERNE FITTILI
Lucerne Fittili

Comunemente le lucerne romane sono prodotte in argilla ed eseguite a matrice. Le lucerne servivano per illuminare le case.
La loro struttura è costituita:
- da un serbatoio per contenere l’olio, che viene versato attraverso un foro di alimentazione al centro della parte superiore chiamata disco.
- Da un beccuccio comunicante col serbatoio dell’olio e munito di un foro di bruciatura in cui inserire lo stoppino. Sul beccuccio vi è anche un foro di sfiato.
- Da piccole anse forate per consentire la sospensione della lucerna. Nei sepolcreti di epoca romana rinvenuti a Fara sono state trovate anche delle lucerne fittili in uso nel I e II sec.d.C. Su queste lucerne sono impressi i seguenti bolli di fabbrica : IEGIDI, STROBI, CAMPILI, e FORTIS e sono del tipo:
- A canale chiuso, in uso da Nerone a Traiano (60-100 d.C.)
- A canale aperto, che pare siano state inventate dal figulo FORTIS nelle sue officine, ed in uso da Traiano agli Antonini nel II sec. d.C..
- Altre lucerne di tipo più economico, chiamato FIRMALAMPEN, erano per lo più prive di decorazioni, meno costose e di rapido consumo, ed erano prodotte in grande quantità.
- Lucerna fittile romana con impresso un cinghiale inseguito da un cane (3-4-6)
- Lucerna fittile romana a becchetto sporgente, tipo DRESSEL 5, con impresso il nome CAMPILI (3-4-6)
- Lucerna fittile romana col bollo IEGIDI in rilievo sull’infundibulo. Lucerna del tipo FIRMALAMPEN, a beccuccio corto, a canale chiuso, in uso da Nerone a Traiano (60-100 d.C.) (3-4-6)
- Lucerna fittile romana a canale aperto in uso da Traiano agli Antonini I e II sec. d.C., con impresso il bollo FORTIS. Tipo DRESSEL 6 (3-4-6)

Top
LUCERNE A VOLUTE E BECCO ANGOLARE

Lucerna: lunghezza cm. 10,7 - diametro cm. 7,3 - h. cm. 2,8. Argilla giallo chiara depurata; vernice brunastra quasi interamente perduta. Lucerna c.s.; al centro del fondo piano, delimitato da una semplice linea incisa, in leggero rilievo il segno V. Nel disco stambecco volto a destra, poggiante su una linea di base e con il capo piegato in avanti.
Il motivo del disco, che richiama l’impiego diffuso di figurazione di animali nel repertorio decorativo delle lucerne, non ha confronti precisi e non si può considerare di serie.
Inventario 680/552 (5). Integra.

Foto G.Farinetti

Foto G.Farinetti

Lucerne Firmalampen

- Lucerna: lunghezza cm. 8,2 - diametro cm. 5,7 - h. cm. 2,2. Argilla rossiccia ben depurata; priva di bugnetta, scheggiature sul serbatoio.
- Lucerna c.s.; due bugnette sulla spalla; sul fondo entro due anelli concentrici rilevati, il marchio FORTIS in rilievo. Tipo L. IX.
Inventario: 1381/553 (5) h. cm. 2,5 - diametro max 5,5 diametro base 3,5 Integra.

Foto G.Farinetti

Foto G.Farinetti

- Lucerna: lunghezza cm. 6,8 - diametro cm. 5,9 - h. cm. 2,5. Argilla giallo rosata poco depurata; presenti tracce di eccessiva esposizione al calore, scheggiatura al becco: Lucerna c.s. tipo BUCHI X forma corta; tre bugne sulla spalla;
Inventario 1410/554 (5)

Foto G.Farinetti

Foto G.Farinetti

Top
GIOIELLI E MONETE

Nel 1876 tra Fara e Caripignano, dissodando il bosco denominato di San Michele, sotto settanta, ottanta centimetri di ghiaia si trovo’ la terra vegetale (cioè la terra coltivata dai romani prima che il Fiume Sesia cambiasse letto e si spostasse oltre Carpignano). Scavando nella terra vegetale si trovarono tombe romane del periodo di Augusto e Tiberio, come attestano le monete di quel tempo esistenti nelle urne cinerarie rinvenute in quelle tombe. (2) Nel 1875 in occasione dei lavori di sbancamento per costruire la massicciata della nuova strada provinciale che passerà in mezzo ai paesi di Fara, Sizzano e Ghemme e non più lungo la Mora vennero alla luce delle tombe romane nel tratto di strada verso Briona. In queste tombe si trovarono parecchie monete d’argento, emesse da Vespasiano fino a Plautilla cioè dal 69 al 211 d.C., degli anelli in argento di civiltà romana ed un magnifico anello d’oro. (1-3-6)

Anello aureo diviso, per il lungo, in due parti da una cordonatura in rilievo. Nella parte centrale si vedono racchiusi in due ovali affiancati, il ritratto di Faustina, a sinistra della cordonatura, ed il ritratto di Marc’Aurelio a destra. Sopra e sotto i due ritratti ci sono degli ornati a volute disposte a forma di cuore. Questo anello è di arte romana del II sec. d.C. Dimensioni: Altezza mm. 13 e 2,5 diametro mm.17 Peso gr. 2,9 Inventario 562/157 (1-3-6) donato dall’Avv. Prato Previde Alessandro il 02/01/1876.

- Un anello d’oro con la testa di Faustina (iunior), o Lucilla.
Registro doni al museo A - 157 - I Morandi (3)

Nel 1875 nei pressi di Fara, lungo la strada provinciale verso Briona, venne in luce un ripostiglio di monete romane, ora conservate nel Museo Civico di Novara, tutte d’argento.

Vespasiano - R./Trib. Conf. V.P.M. 69-79
Antoninus Augus. / R. patria potestas 138-161
Imp. Nerva C.A. / R. Fortuna augusta 96 - 98
Diva Faustina I° / R. Augusto 138-161
Imp. Adrianus Aug. P.M. / - 117 - 138
Plautilla Aug. / R. Venus Victrix, moglie di Caracalla 198-211
Faustina Aug. Augusti filiae / R. Venus, moglie di Marc’Antonio 161-175
Domitianus Aug. Ger. P.M.T.P. / R. Imp. XXI P.P.P. Consul XV Censor 81-96
Lucius V. Imp. Aug. / R. Provv. Deom. Cos. II 161-169
Vespasianus Aug. / R. Victoria Augusti 69-79
Adrianus Pius / R. Consul III 117/138
Faustina Junir / R. Felicitas Augusti 161-180
Imperat. C. Vespasianus Aug. / R. Cons. VIIII
Adrianus Augustus / R. Trib. P. Cons. III 117-138
Antoninus Augustus Pius P.P. / R. Cons. IV 138-161
Traianus Aug. / R. Cives Popul Rom. Opt. P. 98-117
Faustina Senior / R. Pudicitia Venus, moglie di Antonino Pio 138-141
Faustina Senior / R. Pudicitia Venus
Faustina Senior / R. Venus felix
Faustina Senior / R. Junoni Reginae
Lucius V. Aug. Part. / R.T.P. VIII C. III 161-169
Lucius V. Aug. Part. / R.T.P. VIII C. III

Donate dall’Avv. Prato Previde Alessandro il 02/01/1876 (3-6)
Registro doni n. 724

- Altra moneta romana:
Julia Pia Felix Aug. / R. Ilaritas Augusti
Dono dell’Avv. Prato Previde Alessandro il 02/01/1876 (3-6)
Registro doni n. 167

Nel 1886 fra Fara e Sizzano venne alla luce un’urna contenente delle monete romane: Di queste monete una dell’imperatore Claudio Gotico ed un’altra di Filippo furono donate al Museo dal Sig. Luigi Spagnolini di Fara il 10/05/1886. Registro doni n. 723 (3)

Nel 1886 a Fara, in un campo a monte dell’abitato, furono trovate delle monete in rame ed in argento che vanno da Adriano (117 - 138 d.C.) a Settimio Severo (193-221 d.C.).
Monete di:
Marco Aurelio Antonino
Faustina Prima
Antonino Pio
Adriano
Settimio Severo

Queste monete furono donate al Museo dal geom. Pietro Baccalari di Fara il 12/06/1886.
Registro doni n. 724 (3-6)

Top
URNA FUNERARIA


A Fara Novarese in via Gallarini n. 15 nel cortile della casa di proprietà Contini - Dessilani già proprietà del Barone Costantino Franchetti da Ponte, si trova un’urna in granito, usata da tempo immemorabile come abbeveratoio per cavalli e mucche: Attualmente è nel mezzo del cortile su due piedistalli di pietra. Non si sa né quando nè dove sia stata trovata ma si presume provenga dal sottosuolo di Fara.

Descrizione:
Urna funeraria rettangolare in granito, senza fregi laterali né dorsali entro le cornici della facciata anteriore. Iscrizione in cartiglio ansato nella faccia anteriore.

Dimensioni:
m. 0,60 x 0,75 x 1,64 esternamente
m. 0,45 x 0,65 x 1,35 internamente

Il lato corto interno, a sinistra, è semicircolare. In alcune vecchie fotografie conservate presso l’Archivio di Stato di Novara - Fondo Fumagalli - si legge molto chiaramente il testo dell’iscrizione nel cartiglio (6):

DM
L LVPERCI LF VRVSI VI VIR AVG
CIVI .. HELVETIORUM NEGOT
IATORIS Vt EN .. AR CISALPINI Et TRN S
VL DENIOVI LEG COLLEGI MNLMV N

Ripetute nelle anse DM
Diis Manibus = Dei Mani

Le lettere DM indicano una urna funeraria
Gli Dei Mani erano le anime dei Trapassati, divinizzate, erano onorati con libagioni di acqua, vino, latte, e con sacrifizi nella festa dei morti del 21 Febbraio; il soggiorno degli Dei Mani era nel mondo sotterraneo.
Secondo l’ epigrafe funeraria scolpita sul sarcofago romano si tratta dell’urna funeraria di un seviro augustale. I seviri augustali erano sacerdoti addetti al culto imperiale, la cui nomina era di competenza dell’autorità civile, mentre i seviri non augustali, cioè non sacerdoti, costituivano una magistratura municipale.
Questo seviro augustale di nome LUPERCI o LUPERCUS, personaggio di molto riguardo, potrebbe essere un cittadino romano, resosi benemerito e che in premio ottenne proprietà terriere a Fara. La lettura dell’iscrizione ‘CIVIS HELVETIORUM NEGOTIATORIS’ si può ritenere esatta.
L’iscrizione non ci dice in quale merce egli negoziava, tuttavia nulla ci vieta di pensare, data la zona in cui venne trovata l’urna funeraria, che egli sia stato un commerciante di generi agricoli o di vini, in quei tempi tanto apprezzati dai cisalpini.
Il consumo di vini era così alto da indurre Domiziano ad emanare l’ordine che in tutte le provincie si dovessero distruggere per lo meno la metà delle viti.
Il Mommsen parlando della Gallia dice: "E’ evidente che i vini certamente dovevano essere apprezzati e redditizi". (7)
L’urna funeraria che si trova a Fara in via Gallarini 15 può essere assegnata alla seconda metà del II sec., in quanto il sovrintendente Carducci, in : "Piemonte, Romagna ed altre civiltà romane dell’Italia settentrionale" dice, a pag. 267, che gruppi di due lettere (nel nostro caso DM) fusi in un’unica sigla permettono di datare i sarcofagi verso la metà del II sec. d.C..
A Fara, in Via San Giuseppe n. 4, nella casa ora di proprietà del pittore Bruno Polver si trova un sarcofago senza epigrafe.
Questo sarcofago, molti anni fa, è stato segato per il lungo esattamente in due parti e queste due metà sono state utilizzate come sedili di granito.
Mio nonno Pietro mi raccontava che verso il 1880 a Fara in regione GALET, durante i lavori di sterro per costruire la massicciata della ferrovia Novara-Varallo sono state trovate parecchie monete romane in argento e due capitelli in granito in stile ionico. Delle monete dei due capitelli si è persa ogni traccia.

Top
BIBLIOGRAFIA
1 - Fumagalli R.

elenco degli oggetti di archeologia Depositati o Donati al Museo Civico di Novara. Anno 1950 - Registro pag. 31-32.

2 - Rusconi A.

Le origini novaresi - parte II - 1877 - pag. 96.

3 - Cassani L.

Repertorio di antichità preromane e romane rinvenute nella provincia di Novara - Novara 1962 pag. 78-79-250-251-252-276-277.

4 - Barocelli P.

Boll: Stor. Nov. Anno XIV, fasc, III pag. 171-172-175.

5 - Miscellanea

Studi di archeologia dedicati a P. Barocelli - Ministero per i Beni Culturali e Ambientali Soprintendenza Archeologica del Piemonte Torino 1980.
G.Spagnolo - Lucerne di Novara - Pag. 205-213

6 - Fondo Fumagalli R.

Archivio di Stato di Novara - bb I - 34
Appunti e disegni di Remo Fumagalli (6) Autorizzazione n. 1933/V 13 del 16/6/1986.

Mommsen T.

Le provincie romane da Cesare a Diocleziano Roma 1887 - pag. 103.

Quadernetto stampato in proprio in occasione della mostra fotografica del 16 Maggio 1999.
Il Presidente del Centro Studi Fara Langobardorum, Silvano Crepaldi, ringrazia la famiglia dell’ing. Stangalino, il Comune di Fara Novarese, il Museo Archeologico di Novara e tutti i Soci per la loro fattiva collaborazione.

 
Centro Studi Fara Langobardorum
 
Il Presidente


[ Top ]  [ Back ]  [Pubblicazioni]  [Iniziative]  [Indice]
Copyright © 1998-2002 Centro Studi Fara Langobardorum. Tutti i diritti sono riservati.