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MOMENTI DI VITA FARESE
Descritti con i proverbi
Indice
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Fidanzamento Le nozze I figli L'uomo Le Calende Il tempo e le stagioni Avversità atmosferiche Potare la vigna Santi ed eventi metereologici Il vino Elogi al vino
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I Proverbi condizionano tutta la vita.
La saggezza popolare ha puntualizzato, attravarso secoli di esperienze, i pregi e i difetti delle donne e degli uomini in tutti gli stadi della vita.
Dalla nascita, al matrimonio, alla convivenza quotidiana, incontriamo sempre qualche proverbio o
qualche massima che ci indichi come comportarci nel modo più approppriato.
Così le nozze sono state dipinte come una dura prova che l'uomo deve affrontare, perchè chi dice donna, dice danno.
Un giovanotto che ha una simpatia per una ragazza e vorrebbe averla come fidanzata, deve seguire questo proverbio: chi ch'al voo la nisciola ch'al bassa la rama, chi ch'al voo la fiola ch'al carèza la mama.
Per arrivare al fidanzamento il giovanotto deve essere gradito ed ottenere la simpatia della madre della ragazza.
Ma è meglio se la ragazza è dello stesso paese.
Moglie e buoi dei paesi tuoi, oppure: Taia la Torta nt'al tö busch.
Sposa una ragazza del tuo paese, non cercare una ragazza di un altro paese.
La Torta è un pollone di gelso, lungo e flessibile.
Serviva per legare le fascine di legna.
Quindi per evitare degli inconvenienti non si dovevano prendere le Torte nel bosco di un altro proprietario, ma tagliare solo quelle del proprio bosco.
Chi luntèn 's voo marièe o l'è nganà o 'l voo 'ndè 'nganèe.
Chi lontano del paese si và maritare può restare ingannato perchè non conosce bene la fidanzata o vuole lui ingannare la sposa millantando della ricchezze che non ha.
Anche i genitori: chènt i ghèn i mataai da marièe, jin tüc rich, marchènc e pulajèe: dopu chè 'l mat l'è marià, ghèn na mazina 'd legni sü la travà.
Quando hanno i figli da sposare cercano di apparire ricchi come i mercanti o i commercianti di polli.
Quando il figlio è sposato, la povera sposa, ingannata, si accorge che la famiglia del marito ha molto poco, solo un poco di legna sul cassero.
Ma anche i genitori delle ragazze da marito cercano di apparire più ricchi di quanto non lo siano realmente.
Mèngia ris e lac e sciüca par cuntantè la gnüca.
Si mangia solo riso e latte con la zucca per risparmiare i soldi per la dote della propria ragazza testarda che vuole fare bella figura con la gente del paese.
Le ragazze incominciavano presto a fantasticare sul loro fidanzamento e matrimonio futuro, ed osservavano alcuni "Segni".
Riva 'n muscun, visita da cuzun, riva na vèspa , visita da vèscta.
Se venivano sfiorate da un moscone, presagivano di incontrare un ragazzo.
Se invece vedevano un vespa speravano di incontrare un'amica.
Chènt ca büfa 'l fööv, riva 'n quaj cos ad nööv.
Quando, sedute vicino al camino acceso, vedevano soffiare le fiamme speravano di trovare un qualche cosa di nuovo: un regalino o una visita gradita.
Sa suna l'uregia dricia l'è na parola mal dicia, sa suna l'uregia manzina l'è na parola divina.
Se fischia l'orecchio destro significa che qualcuno parla male di noi.
Se fischia l'orecchio sinistro vuol dire che qualcuno parla bene di noi.
Oppure se: fà mordi 'l nas, nuvità ca pias. Se prude il naso ci sarà una piacevole novità.
Oltre a fantasticare la ragazze prestavano anche una maggiore attenzione al loro aspetto fisico, anche se: cul ca ta dac la natüra, fin ca 't mori al düra.
Quello che ti ha dato la natura dura per tutta la vita.
Ma se la natura non è stata troppo generosa: 'Ntè ca mènca la natüra al trüch a lu prucüra.
I difetti della natura si possono correggere con il "Trucco" e con i bei vestiti.
Tanto che di qualche ragazza si diceva: l'è cumi 'n bumbunin, è sempre vestita bene e ben pettinata.
La Bumbunin e la Francesa erano due belle donne di Fara, sempre ben vestite, tanto che le altre donne dicevano: si vèn Mèssa la Bumbunin e la Francesa fiurissu tüta la Gesa.
Se vanno a Messa la Bumbunin e la Francesa danno lustro a tutta la Chiesa.
Alcune ragazze speravano di trovare un buon partito e rifiutavano le offerte dei giovanotti che le richiedevano come fidanzate e future mogli.
Col passare del tempo la gente diceva: l'è cumi la bèla Maria, tüc i la voru e 'nzün a la pia.
E' come la bella Maria, tutti la vogliono e nessuno la sposa.
Oppure più brutalmente: l'è scircà cumi na curbèla 'd bargnoli marsci.
E' desiderata come una cesta di prugne marcie.
Durante i primi approcci per il fidanzamento, quando due giovani 's murusavu,la ragazza doveva comportarsi bene, altrimenti correva il rischio di sentirsi dire: l'è bütaghi na büsca 'nt'al cüü.
Ovvero, un ragazzo che lascia la sua morosa...
Come i ragazzi che per gioco, infilavano un filo di erba secca e leggera nella coda delle libellule e poi le lasciavano libere di volare portandosi dietro il filo d'erba.
Ma le ragazze non dovevano disperare perchè il proverbio dice che: bèli o brüti sa spusu tüti.
Belle o brutte si sposano tutte.
Ad una certa età una ragazza incominciava a pensare che: Sciüca e amlun a la sö sctagiun.
Zucche e meloni si devono cogliere quando sono maturi.
Nell'euforia di trovare un fidanzato una ragazza non deve pensare che: Oim e turtej jin tüc bei.
Gli uomini e le frittelle fatte per la festa di San Giuseppe (19 marzo) sono sempre belli e buoni.
Ma deve sapere che Pelu russu, cativa lana.
Diffidare dei giovanotti con i capelli rossi, perchè: al pü braf di rusc l'è bütà sö mari 'nt'al puz.
Il più buono dei giovanotti con i capelli rossi ha gettato la propria madre nel pozzo.
Figuriamoci gli altri.
La ragazza non deve neanche pensare che: l'om e 'l pulun jin düüj cujun.
L'uomo e il tacchino sono due minchioni.
Ma piuttosto: vardèlu ben, vardèlu tüt, l'om sènza soit cum l'è brüt.
Guardarlo bene, guardarlo tutto, l'uomo senza soldi come è brutto, e diffidare ad tènc basij e poich quattrij.
Diffidare di un giovane che fà tante moine ma che ha pochi soldi.
Anche per i giovanotti non è così semplice trovare la donna giusta se: l'è pü facil spusèssi mal, püchèni mangèe pulit.
E' più facile sposare una donna non adatta al nostro carattere piuttosto che mangiare bene.
Addirittura per trovare una buona moglie ci vogliono dieci occhi.
E ricordarsi che: nè doni nè tela guagna mai toji al cèr dla candela.
Prima di prendere moglie o comperare tela bisogna pensarci bene.
Se dopo avere trovato la donna che fà per noi, la giudichiamo non troppo bella e magari con dentatura non perfetta, bisogna ricordarsi che: denc rar, furtüna spèssa.
Una donna che ha i denti radi è molto fortunata.
Oppure che: doni e sardlini jin buni piscnini.
Donne e sardine vanno bene se sono magre.
Na dona bèla 't fà fèe la antinèla.
Se sposi una donna bella devi sempre stare all'erta come una sentinella, e Dona bèla l'è mis poch dla squilèra.
La donna bella è poco amica della credenza con la parte superiore adibita a piattaia a vista.
Cioè la donna bella non è troppo amica dei lavori atti in cucina ed in casa.
Ma, nonostante tutto, l'unione sarà indissolubile se cerchiamo un'anima gemella che sia simile a noi: chi si somiglia si piglia, e magari con l'intercessione di qualche Santo.
Prèga Sènt'Antoni par fè un bun matrimoni. Prega Sant'Antonio per fare un buon matrimonio.
Questo proverbio, forse, serve di più agli uomini, perchè: na dona la trova sempri 'n quaj Gabièn ca gh'manten al pèn.
Una donna trova sempre qualche sprovveduto che la manterrà.
Nella vita non bisogna mai perdersi d'animo.
Tutte le creature: 'L Signur ju fà pööj ju cumpagna, 'n macarun e na lasagna.
Il Signore farà in modo che tutti trovino l'anima gemella, e ognuno si accorgerà che: chènt l'amur a gh'l'è, a ghèmba la tira 'l pè.
Quando ci si innamora tutti lo avvertono.


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Il giorno delle nozze si cercava di fissarlo in una data propizia, sia per il mese, sia per il giorno.
Per iniziare cose di grande importanza vi sono sempre, nelle settimane, giorni ritenuti propizi ed altri infausti, come suggerisce il proverbio: nè di venere, nè di marte non si sposa e non si parte.
Come consolazione se piove proprio il giorno delle nozze, si dice: spusa bagnà, spusa furtünà.
Sposa bagnata, sposa fortunata.
Dopo le nozze la sposa deve adeguarsi alla nuova famiglia: chi 'l và 'ntì cula cà, 'l diventa di cula qualità.
Chi và nella casa del marito diventa simile nei modi.
Chi 'l bef 'ntì cula taza, 'l diventa di cula raza.
Chi beve nella stessa tazza, diventa della stessa razza.
Nei primi tempi del matrimonio è tutto bello per la sposa, tanto che: pèn e nus l'è 'n mangèe da spus.
Pane e noci è un buon mangiare per gli sposi novelli.
Ma dopo un pò di tempo le cose cambiano e la sposa inizia a fare le sue rimostranze: nusi e pèn l'è 'n mangèe da vilèn.
Noci e pane è un mangiare da poveretto.
Ed un vecchio proverbio viene in aiuto alla giovane sposa: cà meia pèn e mnèsctra l'è mai mancami.
A casa mia pane e minestra non sono mai mancate.
Notare che la sposa parla solo di minestra e del pane e non della pietanza, chiamata pèn e part, che in tavola era sempre poca.
Qualche volta alla sposa non basta la fortuna della "Sposa bagnata".
Se le condizioni economiche del marito non sono buone deve adattarsi ad un modesto tenore di vita.
Na soca 'ndos e l'auta al fos.
Due soli vestiti uno addosso e l'altro, sporco, da lavare nell'acqua del fosso.
Ma una donna con la testa sulle spalle e che vuole mantenere il proprio matrimonio deve sapere che: fac al lec, la cà scuvà, sa gh'è miseria 'nzün a lu sà.
Fatto il letto, la casa in ordine, se c'è miseria nessuno lo vede.
Nel corso degli anni affiorano anche i vari difetti della moglie e del marito.
Se una donna è poco attiva: l'è cumi la bèla lavandaia, la trova mai la prèia giüscta.
Non trova mai il momento giusto per iniziare a lavorare, e se è un poco sprovveduta: l'è 'ntarassà cumi cula galina ch'la và fè j'ovi 'nt'al pulèe d'un 'aut.
E' interessata come quella gallina che và a depositare le uova nel pollaio di un'altra famiglia.
Se la moglie ha anche l'abitudine di fumare: dona ca füma e galina ca chènta da gal, 's nu fa nut un capital.
Donna che fuma e gallina che non fà le uova non rendono alla famiglia.
Non parliamo poi della donna che ostenta qualche lusso: Chènt i doni portu 'l capèl, tüt al munt al và 'n burdèl.
Quando una donna porta il cappello crea lo scompiglio nella società.
Anche se il marito controlla e sgrida la moglie per le sue manchevolezze, questa riesce sempre a: fègh-la da ram e da res.
Imbrogliare il marito dall'inizio alla fine.
Come in una pianta, dalla cima dei rami alla profondità delle radici.
Perchè l'om al prupun ma la dona la dispun, l'uomo propone ma la donna comanda...
Quando il marito esce di casa e và a lavorare: via la gata a bala ai rat.
Quando non c'è il gatto i topi ballano.
La moglie invita a casa i proprii parenti: parent da soca barlica barloca, parent da cuzun fora di cujun.
Parent 'nver scussaa ven un sciaa, parent 'nver cuzun fora di cujun.
I parenti della moglie sono bene accolti, i parenti del marito, fuori dalle "scatole".
Per chiacchierare con i parenti e le amiche, la moglie non ha neanche il tempo di fare il letto.
La dona prüdenta la fà 'l lèt e la salta denta.
La donna si ricorda di fare il letto solo quando è ora di coricarsi.
La casalinga cerca sempre di tenersi in ordine, anche se: tirèe aj cavij dla cupa a fà s^glarghèe la buca.
Pettina i riccioli, anche se sciogliere i nodi che si sono formati nei capelli fà allargare la bocca per sopportare meglio il male.
S^glèpi sü la buca ma lüssu.
Piuttosto che rinunciare a farsi bella, la donna preferisce risparmiare sulla roba da mangiare.
Tanto La galina ch'la gira par cà, la 'mpinis al gos e 'nzün a lu sà.
La casalinga durante la giornata mangiucchia sempre qualche cosa e all'ora dei pasti: se 'l me om al ven cà 'mbuna, lüüj al mèngia e mi bucuna.
Se 'l me om al ven cà rabià, lüüj al bucuna e mi sum già mangià.
Se il marito torna contento, lui mangia e la moglie mangiucchia qualche cosa.
Se il marito torna arrabiato, mangerà poco e la moglie non mangerà perchè aveva già mangiato prima...
Per andare daccordo con alcune mogli e salvare la pace familiare non basta neanche: ndèghi dre cum al pignatin dla mèe.
Seguirla con il vasetto del miele.
Usare sempre parole dolci e affettuose.
Ma bisogna tenere presente che: dona ca caragna e caval ca süda, jin faus cumi l'anma 'd Giüda.
Donna che piange e cavallo che suda non sono mai sinceri.
Nonostante tutti i difetti che può avere una moglie: l'è na povra dona se dopu marià la sctà 'nsèma la suocera e la chignà.
E' una povera donna se dopo sposata convive anche con la suocera e la cognata.
Anche la suocera se accetta in casa propria e convive con la figlia ed il genero deve stare attenta, perchè: al s^gendru gh'à la car ad chèn, s'al mort nuta 'ncööj al mort admèn.
Il genero finisce sempre per litigare con la suocera e la moglie.
Dirà poi della moglie: l'è tüta sö mari, cagà e spuà, ha lo stesso carattere e modo di fare della madre.
Quindi un saggio proverbio ci dice: un gal par pulèe, na dona par favlèe.
Un gallo per pollaio ed una donna per focolare.
La regola giusta è: doni e ochi guagna ten-nu pochi.
In casa una sola donna, nel pollaio poche oche, come dire: poca brigata, vita beata.
Nonostante tutti difetti che possa avere una moglie, n'om cubià, l'è n'om furtünà.
Un uomo accoppiato è un uomo fortunato, ma deve sapere che: trop tènta cunfidenza la fà pèrdi la rivarenza.
Dare troppa confidenza alla moglie può non andare bene, ed allora, se l'om al parla e la dona la tas, la famiglia la viv un pas.
Se l'uomo parla e la donna ascolta e tace, la famiglia vive in pace.
Classico è anche il detto che tutti dovrebbero osservare: tra moglie e marito non mettere il dito.
Mai attentare alla quiete famigliare.
Ad un certo punto della vita, la moglie constata che per il marito: gninti vec a crès la barba e cala 'l pec.
Al marito, invecchiato, diminuiscono le forze ed allora gli dà un consiglio: prèga Sènta Durutea che cum la voja 't faga passè l'idea.
Prega Santa Dorotea che ti aiuti a scacciare certe voglie e certe idee.
Alla fine: chènt l'om al fà tèra, la dona 's fà bèla.
Quando muore il marito la moglie cerca di mantenersi bella, perchè: bati 'n gumi l'è cumi 'l duluu d'una veiva.
Passa subito.
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I figli sono la benedizione del Signore.
Un vecchio proverbio dice alla donna: om e mataai cumi 'l Signur t'ju dà t'à ghiaai.
Marito e figli come il Signore te li dà tu li hai, inoltre i figli: chènt i nassu jin tüc bej, Chènt chi sa spusu jin tüc sciuri, Chènt chi moru jin tüc braif.
Quando nascono sono tutti belli, quando si sposano sono tutti ricchi, quando muoiono sono tutti buoni.
I bambini sono la benedizione del Signore e sono tutti belli, ma c'è anche qualche eccezione: la roba la và e la ven, 'l Marzoch chi ca gh'la 's lu ten.
In una famiglia si può comperare o vendere molta roba, ma un figlio che nasce con una imperfezione fisica, la famiglia che ce là se lo tiene.
Così pure una bambina è sempre bella quando nasce.
Bèla 'n fassa, brüta 'n Piazza.
La vedono bella quando è in fasce.
Non la vedranno più bella quando sarà signorina e passeggerà in Piazza.
Eppure quando nasce una bambina si dice che: la dona prüdenta 's prapara la sarventa.
La figlia aiuterà la mamma nei lavori domestici e la curerà quando la mamma sarà vecchia o ammalata.
I figli sono la ricchezza della famiglia.
Mataai e danè jin mai sè.
Figli e soldi non bastano mai.
Se i figli sono tanti, quando incomincieranno a lavorare porteranno a casa molti soldi.
Ma devono sempre essere spronati, specialmente al mattino quando è ora di alzarsi, perchè ai giovani piace fare tardi alla sera in compagnia con gli amici.
La sei un liun, la matin un pultrun.
La sera un leone al mattino un poltrone.
Le donne insegnano anche l'educazione ai figli: i doni chènt tij piscnin 'd musctru parlèe, chènt tij grènt i 't fèn tasii.
Le donne quando sei piccolo ti insegnano a parlare, quando sei alto ti fanno tacere.
Se non ci riescono usano dei mezzi più persuasivi.
'L basctun l'è bun nut da parlèe ma 'l fà rsunèe.
Un bastone non sà parlare ma usato al momento giusto riesce a fare ragionare.


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Anche la vita dell'uomo viene seguita e guidata dai proverbi.
Per vivere tranquillamente in famiglia e nella comunità: Scuta 'l varda e 'l tas, chi ca vò vivi 'n pas.
Ascolta le ragioni degli altri, osserva e tace chi vuole vivere in pace.
Un altro saggio consiglio è: Sa 't sai nut parlèe, 'mpara scutèe.
Se non sai parlare impara ad ascoltare le ragioni delle altre persone.
Và nut sül bal sa ta ghaj un cal.

Non accettare impegni pubblici se hai qualche manchevolezza da coprire, però bisogna tenere presente che: Cum un pò 'd curac a 's livra ogni viac.
Con coraggio e tenacia si porta a compimento ogni iniziativa.
E bisogna usare molto buon senso nei rapporti con i fratelli, anche se: Amur da fradel, amur da curtel.
Sul lavoro bisogna sempre essere attivi: Val cupiü na 'ndèe che cent induma.
Non bisogna continuare a dire andiamo a lavorare ma bisogna dare il buon esempio ed iniziare a lavorare.
Così pure a risparmiare qualche soldo per la famiglia: Val cupiü 'n bütèe sü, che cent tirè s^giü.
Vale di più un risparmio che non cento spese, e sapere che: Chi l'è voia da lavrèe 'l trova sempri 'n quaj cos da fèe.
Chi ha voglia di lavorare trova sempre qualche cosa da fare.
E Chi ca gh'à 'n misctee 'n mèn, gh'à già 'n toch ad pèn.
Chi ha imparato un mestiere troverà sempre da lavorare.
Ma anche col lavoro non bisogna strafare, perchè: La gata fugusa la fà i gatij vèrsc.
Lavorare in fretta, senza riflettere, non si fà bene il lavoro.
Non sempre, nel lavoro, l'uomo è coadiuvato dai famigliari, allora si dice che: chènta e 'l porta la Crus.
Come il prete in una Processione seguita da pochi vecchi è costretto a cantare e portare la Croce.
Non mancano proverbi che danno consigli nel caso di malattie.
Brasc al col e gamba al lèt.
Se hai male un braccio sorreggilo con una fascia legata al collo.
Se hai male ad una gamba devi stare a letto.
'L pè malavi 'ngrassa 'l bò.
Se hai male un piede e rimani a letto ti riposi ed ingrassi.
Sa ta gh'aj un mal bütlu sü 'm pal.
Se hai un male serio appendilo su di un palo.
Cioè fallo sapere agli altri per ottenere dei buoni consigli per curarti.
E Lassa nut ca sia 'l mal a musctrèti la mural.
Nella vita comportati sempre bene.
Non pentirti delle tue malefatte solamente quando sei colpito da una brutta malattia, perchè: Passa j'agn, souta sfoo i magagn.
Passano gli anni, arrivano le malattie, e Gnì vec l'è na brüta lisctoria, 's pèrt l'intèlèt e la mimoria.
Invecchiare è una brutta storia, si perde l'intelletto e la memoria, e ricordarsi che: La mort l'è sül tec, agh varda dös unzün, nè giuvni nè vec.
La morte è sul tetto, non guarda se uno è giovane o vecchio.
I proverbi ci ricordano che anche nell'intimo delle case pùò esserci qualche cosa che non và troppo bene.
Ogni cà gh'à 'l sö da fà.
Ogni famiglia ha i proprii impegni da portare avanti.
Ogni camin ca füma gh'à la sö Crus unsciüma.
Ogni üs gh'à 'l sö sctambüs.
Oh 'd pübia o 'd nus, tüc i ghèn la sö Crus.
Questi proverbi così poco allegri, ci portano a considerare che anche nelle famiglie più felici può sempre capitare qualche cosa non bella che ci farà riflettere sui valori reali della vita.
Anche se ci si può consolare con questi altri proverbi: Fin ca düra pèn e vin, 's pò 'mpipèsnu dal disctin.
Nonostante tutto quello che ci può succedere, ricordarsi che: La libartà da fèe e disfèe, gh'è mia 'd soit ca pò paghèe.
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Tra le usanze dei vecchi c'era quella di osservare le Calende.
Usanza tramandata da sempre.
Indicavano le Calende con lo scopo di costruire un calendario per tutto l'anno.
Un calendario di previsioni del tempo, dell'andamento meteorologico delle stagioni, dei mesi e dell'intera annata.
Si consideravano gli ultimi sei giorni dell'anno che stava per finire ed i primi sei giorni di gennaio dell'anno nuovo.
Il giorno di Santo Stefano (26 dicembre) corrispondeva al primo mese dell'anno successivo, gennaio, ed il tempo che farà il giorno di Santo Stefano era indicato quale previsione delle condizioni atmosferiche che si troveranno nel mese di gennaio che verrà.
Secondo l'andamento meteorologico verificatosi il 26 dicembre trascriveranno sul nuovo calendario le condizioni di nuvolo, di sereno, di vento o pioggia che si sono avute.
Il giorno successivo a Santo Stefano corrispondeva a febbraio, il giorno dopo a marzo e così via fino al 6 di gennaio, ultimo giorno delle Calende, che corrisponderà perciò al mese di dicembre, ultimo mese dell'anno.
Rilevati e trascritti tutti i particolari atmosferici, accaduti in ogni giorno considerato, costituivano le previsioni del tempo approssimative per tutto l'anno: ossia, siccità, pioggia o vento.
Con questo procedimento si approntava un calendario meteorologico annuale utile per programmare i lavori agricoli.
A Fara le Calende erano dette: Aj dì 'd marca o Calèndi.
Anche le Calende fanno parte di quelle usanze che scompaiono e saranno anche dimenticate.
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Nel mondo contadino la luna ha sempre rappresentato un punto fisso per dare corso a lavori agricoli scanditi dalla sua posizione astrale. E cosi si "guardava" la luna per seminare, fare innesti, falciare o per raccogliere determinati frutti. In passato era tradizione macellare il maiale alla luna nuova di dicembre, tagliare legna da ardere al primo quarto e preparare conserve e sottaceti all'ultimo quarto. Il camino lo si spazzava tra la luna nuova e quella vecchia in modo che rimanesse più a lungo senza incrostazioni. Ma é con l'imbottigliamento del vino che la luna acquistava la massima importanza.
FASI DELLA LUNA Luna Nova, Novilunio: la Luna quando si trova esattamente tra noi il Sole (in congiunzione), ha la faccia illuminata rivolta vesro il Sole, e risulta quindi invisibile alla terra. Luna Piena Plenilunio: quando la Luna si trova in posizione opposta (in opposizione), ci presenta l'intera faccia illuminata. Primo Quarto, Ultimo Quarto: quando la luna si trova nelle posizioni intermedie (quadrature), ci si presenta illuminata per meta. Mese Sinodico: tempo impiegato dalla Luna per compiere una Lunazione. Epatta, sono gli undici giorni aggiunti all'anno lunare per pareggiarlo all' anno solare.
Serve per avere notizie delle feste mobili della Chiesa e per conoscere quando fa la Luna.
Proviamo ad applicare il metodo. Naturalmente questi calcoli non sono sempre esatti, perché il ciclo lunare non é di 30 giorni ma solo di giorni 29,53 per cui ogni tanto occorrerà fare qualche aggiustamento come d'altronde fanno quelli che stampano i calendari.
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Molti proverbi ci aiutano a comprendere o prevenire il buono o cattivo andamento del tempo atmosferico.
Per il contadino ci sono due cose importanti da guardare: il Calendario e la "Vèla" o Bandierina situata sopra la Croce posta sulla cima del Campanile.
L'è rivà 'l Taculin nöf, ch'al marca nivul chènt ca piöf.
E' arrivato il Calendario nuovo che indica tempo nuvoloso quando invece piove.
Il Calendario segnala anche le fasi della luna.
Lüna nova tri dì a la prova.
Luna nuova tre giorni in prova.
'S la rnova 'mprüma dal dì sees, l'è nut la lüna dal sö mees.
Se fà la luna nuova nei primi cinque giorni del mese, la luna nuova riguarda il mese precedente.
Chènt la lüna la fà 'l rö, o ca fà vent o ca fà brö.
Quando si vede un alone attorno alla luna o viene il vento o piove.
Il proverbio dice che: Gh'è scric sü cula tapla che dopu 'l vent a vegna l'acqua.
C'è scritto su di un pezzo di legno secco che dopo il vento viene la pioggia.
Anche la Bandierina posta sulla cima del Campanile, chiamata Vèla, segna il tempo atmosferico.
Chènt la vèla la varda 'nver Varzé, guma l'acqua aj pé.
Se il vento fà posizionare la Bandierina situata sopra la Croce del Campanile in direzione di Vercelli, probabilmente pioverà.
Se tuona al mattino presto: Tampural dla matin gh'à nè cò nè fin.
Temporale del mattino non si può prevedere quando inzierà a piovere, ne quando finirà di piovere.
Al temp luvà da 'd noc, l'è cumi na vègia 'ndè 'l trot.
Il sereno che si forma durante la notte, dopo una giornata di brutto tempo, dura poco, come una vecchia che si mette a correre.
Chènt al suu al varda 'n sü, guma l'ava tacà 'l cü.
E' probabile che piova.
Sa piof cum a sfoo 'l suu, 'l Diav al bat la dona.
Se piove con fuori il sole vuole dire che il Diavolo stà picchiando la sua donna.
Al tramonto del sole: Chènt al suu al varda 'ndré, guma l'ava aj pé.
Se il sole guarda indietro è imminente la pioggia.
Ma c'è un'altra versione più favorevole: Chènt al suu al varda 'ndré, fa bel al diadré.
Quando il sole guarda indietro, ci sarà tempo bello il giorno dopo.
Sa piof la Dmenga Ramuliva, a piof sèt fèscti 'n fila.
Se piove alla Domenica delle Palme, pioverà per sette domeniche consecutive.
La Domenica delle Palme ricorda l'entrata festosa di Gesù in Gerusalemme.
Ma è una festa breve.
Gesù è a Gerusalemme per morirvi.
A novembre inizia a farsi sentire il freddo.
Par al dì di Sènt, mantèl e guènt.
Per il giorno dei Santi (1 novembre) ci vogliono mantello e guanti.
Par Sènta Catarina sara sü la besc-cia buvina.
Per il giorno di Santa Caterina (25 novembre) bisogna ritirare gli animali che sono al pascolo e chiuderli nella stalla, perchè Par Sènta Catarina o ca fioca o ca pruvina.
Per Santa Caterina o viene la neve o la brina.
Sènta Catarina e Dinaa, un mees unguaa.
Fra Santa Caterina (25 novembre) e Natale (25 dicembre) c'è giusto un mese.
Par Sènt'Andrèia, 'l frec al munta 'n cadrèga.
Par Sènt'Andèia, 'l frec sc-ciapa la prèia.
Per Sant'Andrea (30 novembre) inizia il grande freddo ed il gelo può spaccare anche le pietre.
Chènta 'l gal 'nt'al pulèe, o ca vò piovi o ca vò fiuchèe.
Quando canta il gallo nel pollaio, pioverà o nevicherà.
Sa fioca süj foji 'd murun, fà un invèr da cujun.
Se nevica quando i gelsi hanno ancora le foglie, ci sarà un inverno non troppo brutto.
Novembre è anche il mese della nebbia che qualche volta è così fitta e nera che si potrebbe tagliare con un coltello e metterla in un sacco.
Quando è così si dice: Gh'è na nèbia da 'nsachèe.
C'è anche la nebbia alta pochi metri e sopra di lei il cielo è sereno: Nèbia bassa bel temp la lassa.
Quando la nebbia si dissolverà, la giornata sarà serena.
A dicembre viene buio presto: Sènta Luzia, la giurnà pü cürta ca 'gh sia.
Santa Lucia (13 dicembre) il giorno più corto che ci sia.
Ma un altro proverbio afferma che: Sèn Tumà, dl'an l'è la pü cürta giurnà.
San Tommaso (29 dicembre) dell'anno è la giornata più corta.
Sa piof par Sènta Bibièna, piuvarà quarènta dì e na scmèna.
Se piove per Santa Bibiana (2 dicembre) pioverà per quaranta giorni e una settimana.
Dicembre è il mese della neve e delle festività di Natale.
La fioca dicimbrina, tri mes a la cunfina.
La neve che viene giù a dicembre diventa ghiacciata per il freddo e durerà circa tre mesi.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere.
Fioca, mangiuma pèn e oca. Se nevica mangeremo pane e oca e incomincieremo a pensare alle feste di Natale ed alle grandi mangiate che si faranno.
Dinà cum al suu, Pasqua sctizuu. Se a Natale c'è il sole a Pasqua pioverà.
Dinaa, 'n chilu 'd car, Sèn Asctèvu piü ma 'm bucun, Sèn Giuvan pèn e burdun, Sènt Innucent piü gnent.
A Natale, carne in abbondanza (25 dicembre), a Santo Stefano, poca carne avanzata a Natale (26 dicembre), a San Giovanni Evangelista, pane e rape (27 dicembre), a SS. Innocenti, non c'è più niente (28 dicembre).
A Natale incominciano ad allungarsi anche le giornate.
Nadal, pas d'un gal, Sèn Asctèv, pas d'un prèv.
A Natale le giornate si allungano come il passo di un gallo, a Santo Stefano si allungano come il passo di un prete.
Pasquèta un'urèta. A Pasquetta si allungano di un'oretta.
Par Sant'Antoni, un'ura bona.
Per Sant'Antonio da Padova (13 giugno) le giornate si allungano di un'ora abbondante.
Nel Calendario ci sono due Santi di nome Antonio ed entrambi ispirano una grande fiducia: come abbiamo già visto le giornate si allungano di un'ora dal giorno di Sant'antonio da Padova.
Inoltre le giovani lo pregano per fare un buon matrimonio.
Il giorno di Sant'Antonio Abate (17 gennaio) si benedicono gli animali.
Le donne andavano in Chiesa a fare benedire alcune fette di pane raffermo da dare poi agli animali domestici perchè non si ammalassero.
Sulla porta di quasi tutte le stalle era attaccata l'immagine di Sènt'Antoni dal purscel.
Inoltre Sant'Antonio Abate fà ritrovare le cose smarrite:
Sènt'Antoni dla barba biènca, fam truvè cul ca 'm mènca.
Sènt'Antoni dla virtù, fam truvè cul chi sum pardü.
In gennaio viene anche qualche giorna con un bel sole.
Par Sènt'Agnes la lisèrta la và par la sces.
Se c'è un bel sole per Sant'Agnese (21 gennaio) le lucertole incominciano a girare attorno alle siepi, ma arriva subito il freddo.
Sèn Gaudenzi, grèn frigiüra, Sèn Lurenz, grèn calüra, jü e laut poch a düra.
Per San Gaudenzio (22 gennaio) fà molto freddo, per San Lorenzo (10 agosto) fà molto caldo, ma l'uno e l'altro durano poco.
Gli ultimi giorni di gennaio dovrebbero essere i più freddi.
I Mercanti della neve sono: Sant'Antonio Abate (17 gennaio), San Gaudenzio (22 gennaio) e San Giulio (31 gennaio).
Inoltre il 29 - 30 - 31 gennaio sono le tre Giornate dette della Mèrla.
La leggenda narra che verso la metà di gennaio, una mèrla bianca con i suoi piccoli stava volando per la campagna, approfittando delle belle giornate piene di sole.
Volando la mèrla bianca incontra Gennaio con una fluente barba bianca e lo schèrnisce:
O ginarun, ta ma spuventi piü cum i töö Barbuuj, dès che i mej mèrloit jin tüc vuluuj.
O Gennarone non mi spaventi più con i tuoi tre vecchi Mercanti della neve, ora che i miei piccoli sanno volare.
Sentendo questo il vecchio mese di Gennaio si è arrabiato, e pensando che aveva ancora a disposizione i giorni 29 - 30 e 31 gennaio, si vendicò facendo venire un grande freddo con tanta neve.
La merla bianca ed i suoi piccoli, per non morire assiderati, si rifugiarono dentro la cappa di un camino.
Gennaio vedendo la merla bianca che metteva fuori il becco dal camino per poter respirare, disse: Oh mèrla, ti tevi bèla biènca e splindenta, Mi 't farò divantèe negra e fümulenta
Infatti, dopo tregiorni e tre notti, la merla bianca, quando uscì dal camino, era diventata nera.
Da allora i merli non sono più diventati bianchi.
Chènt al luf al fà suè 'l pajun, suma dint 'nt'al marnun.
Se fà sole nei tre giorni della merla (29 - 30 e 31 gennaio) ci sarà una primavera piovosa.
Ma se Ginar l'è frigiulent, sarà bel al furment.
Se farà freddo a gennaio ci sarà un buon raccolto del frumento.
2 febbraio, La Sariola o Candilora 's banadis la candela.
Quaranta giorni dopo la nascita "compiuto il tempo della Purificazione, secondo la Legge di Mosè, portarono Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore".
Così racconta l'Evangelista Luca (2,22).
La Festa della Presentazione di Gesù che si celebra il 2 febbraio risale al secolo IV.
Un tempo era detta della Purificazione di Maria, ma poichè in questo giorno ha luogo anche la tradizionale benedizione delle candele, la festa è ricordata per lo più come la Candelora.
Le candele benedette si conservavano appese vicino al letto e venivano accese solo se si ammalava qualcuno della famiglia.
Par la Sariola o Candilora dl'invèr i suma fora.
Ma sa piova o tira vent, dl'invèr i suma dent.
Per il giorno della Presentazione del Signore (2 febbraio) dell'inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento dell'inverno siamo dentro.
Sa piof par la Sariola, quarènta d' suma fora.
Se piove il giorno 2 febbraio, l'inverno durerà ancora quaranta giorni.
Par la Candelora l'invèr l'è mità, grèn, paia e fen guagna vesghji cà.
Per la Candelora siamo soltanto a metà inverno, è necessario avere ancora scorte di tutto, prima di poter fare i nuovi raccolti.
Sèn Bias banadis la gula e 'l nas. 3 febbraio, San Biagio.
Al mattino il Sacerdote, benediceva la gola e il naso tenendo due candele incrociate sotto la gola dei fedeli.
Ora usa conservare una fetta di panettone di Natale per mangiarla benedetta al mattino di San Biagio.
Una calza di lana di pecora avvolta attorno al collo faceva passare il mal di gola.
Marz l'è 'l mat d'una basctroca o ca piof o ca fioca.
Marzo è figlio di una baldracca o piove o nevica.
Par Sènt'Isèp a riva n'invèrnèt.
Per San Giuseppe ritorna il freddo.
A San Giuseppe (19 marzo) era tradizione in tutte le case faresi fare abbondanti frittelle dolci , chiamate Turteej.
Dice bene il proverbio: L'invèr la mai mangial la gata.
L'inverno arriva sempre.
Tra Marz e Vrii gh'è poch da dii.
Fra marzo e aprile il tempo è quasi uguale.
Marz suc, Avrii bagnà, fèn rich chi l'è samnà.
Marzo asciutto, aprile con la pioggia, vanno bene per i raccolti.
Avrii, chi ca gh'à mia 'd cuzèti 'l pò murii.
Aprile, chi non ha le calze può soffrire il freddo.
E quindi è bene seguire gli insegnamenti del proverbio: April gnènch un fil, Mac adac, Giügn s^glarga 'l pügn.
Aprile non levarti neanche un filo, Maggio levati qualche cosa, a Giugno puoi vestirti di leggero.
Sèn Giorc fa mia d'intort.
San Giorgio (24 aprile) tratta tutti allo stesso modo, con giustizia.
Per San Giorgio i contadini stipulavano col casaro il prezzo del latte per tutto l'anno.
Anche nel mese di maggio ci sono ancora delle giornate fredde, poichè: Per Sant'Ubaldo fà più frèddo che caldo (16 maggio).
Sa piof al dì dla Sansiun a piof d'ogni sctagiun.
Sa piof al dì dla Ascensiun 's fà poch ad bel e gnenti 'd bun.
Se piove il giorno dell'Ascensione del Signore (festa mobile) pioverà in ogni stagione e si faranno pochi e cattivi raccolti.
Invece: Sa fà bel al dì dla Sensa, tüt l'an i suma senza.
Se non piove il giorno dell'Ascensione del Signore ci sarà poca acqua tutto l'anno.
Inoltre il giorno dell'Ascensione non si deve andare nell'orto altrimenti la verdura si riempirà di bruchi (Gati).
Sèn Giuvan fà mia d'ingan.
San Giovanni (24 giugno) protegge la gente dai tranelli ed inganni che possono trovare nel corso della vita.
Il giorno di San Giovanni le mamme portano in Chiesa a benedire i bambini nati dopo il giorno di San Giovanni dell'anno precedente.
Il Sacardote taglia una ciocca di capelli ai bambini.
Sèn Damièn gh'à l'ava 'm mèn.
San Damiano ha l'acqua in mano.
Per la festa Patronale di San Damiano (prima domenica di luglio), è probabile che venga qualche temporale.
In luglio la campagna ha bisogno di acqua.
L'ava 'd Sènt'Ana l'è tüta mana.
L'acqua di Sant'Anna è una manna per i raccolti.
Nella seconda metà di luglio, se non piove, si fanno delle Novene e si invoca l'intercessione di ben quattro Santi per avere la pioggia:
Sènta Maria Madalena, ava mena (22 luglio).
Sènt'Ana, ava ciama (26 luglio).
Sènta Marta la 'nvèrsa 'l sigilin (29 luglio).
Sèn Giarmön, ava, ava (31 luglio).
Forse quel: Sènta Marta la 'nvèrsa 'l sigilin, deriva dal fatto che nella Chiesa di Santa Marta, sul quadro del 1627, la Santa è raffigurata con in mano un secchiello.
Altri proverbi si riferiscono impropriamente alla meteorologia:
Oh ca piof o ca sctiza, 'n quai cos a riva sempri.
Quando con una certa frequenza arrivano dei regali.
Dopu tènc agn e tènc mes turna l'ava al sö paes.
Gli eventi della vita possono ripetersi dopo tanti anni.
L'ava la và 'l pü bas. Lasciare che le cose vadano per il loro verso.
'L temp l'è galantom. La verità viene fuori anche dopo tanto tempo.
'L temp bel a sctofa mai. Il bel tempo non stanca mai.
'L frec al vèrna, al cout al maza.
Il tempo fresco fà bene all'uomo, il troppo caldo non fà bene.
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Motti e proverbi sono sempre stati utilizzati dalla gente.
I proverbi, anche i più semplici, rappresentano il frutto di esperimenti sociali e culturali che si sono compiuti nel corso di molti anni.
Per loro tramite sono stati trasmessi alle generazioni future: usi, insegnamenti e tradizioni locali.
Il sapere contadino si è trasmesso in genere in forma orale, sotto l'aspetto di formule concise e mnemoniche riguardanti i vari aspetti delle conoscenze nel tempo.
Così il cumulo di esperienza, frutto di tante prove e di tanto lavoro si è trasmesso anche in una delle più tipiche forme di cultura popolare: i proverbi.
In questa sede cercherò di ricordare i proverbi faresi che ci ricordano come potare le vigne e rammentare che San Vincenzo (22 gennaio) è il protettore dei vignaiuoli.
Prima di iniziare a potare le vigne bisogna preparare
il materiale che ci servirà e ricordarsi che:
I sals e i paai 's gabu 'n lüna vègia sadanò i carolu.
Le vermene di salice ed i pali da usare poi nelle vigne devono essere tagliati in luna vecchia affinchè non vengano intaccati dal tarlo.
Par Sèn Valantin pua la viascia sa 't vööi fè vin.
Per San Valentino (14 febbraio) pota la vite se vuoi fare vino.
Dopo i geli bisogna affrettarsi a potare, Chi ca gh'à la vigna sua al mes marz ca la pua.
Chi ha la propria vigna la poti entro marzo, perchè:
Marz l'è 'l mat d'una basctroca o ca piof o ca fioca.
Marzo è il figlio di una baldracca, o piove o nevica.
E Par Sènt'Isèp a riva n'invèrnèt (19 marzo).
Per San Giuseppe ritorna il freddo.
Il tempo per potare la vigna incomincia a essere poco, perchè se il clima è favorevole :
Par Sènt'Isèp fiuris al pasghèt.
Per San Giuseppe i peschi iniziano la fioritura.
Al più tardi, Par Pasqua a fiuris la frasca.
Per Pasqua tutte le piante hanno le nuove gemme, e Sa piof par Pasqua, 's farà pü uva che frasca.
Se piove per Pasqua è un bene, perchè i nuovi tralci emetteranno più grappoli che foglie.
Questi pochi proverbi vogliono ricordarci che la potatura deve essere fatta prima che si aprono le nuove gemme generate dai tralci, cioè: mprüma ca bogia viasci.
Prima che le nuove gemme incomincino a gonfiarsi, perchè: Sa sa sfargula na bota 's pèrt un cò e i raip.
Se lavorando si sfrega e si rompe una gemma piccola, la gemma non emetterà più un tralcio e di conseguenza non ci saranno grappoli.
I nostri proverbi ci ricordano anche le regole principali per una potatura ben fatta: Cò cürt, vandumia lunga.
Bisogna lasciare corti i tralci, tagliando la parte eccedente in modo che le poche gemme rimaste abbiano la forza di germogliare bene ed emettere tanti bei grappoli.
La vite dà anche dei suggerimenti al contadino:
Lasmi povra e mi 't farö divantè sciur.
Lasciami povera di tralci, taglia tutti quelli che eccedono ed io vite ti farò diventare ricco dandoti tanti bei grappoli.
Puvmi ben e ngrasmi ben, dopu i 't dach cul ca 't ven.
Potami bene e ingrassami bene, poi ti darò un buon raccolto.
Per fare una buona potatura è necessario tenere conto anche della benevola influenza della luna.
Lüna vègia la fà 'l früt, lüna nova la fà 'l büt.
Un vigneto che vegeta bene, ch'l'è 'n fiuu, deve essere potato in luna vecchia.
Un vigneto che vegeta poco, ch'l'è 'm pò s^gerbi, deve essere potato in luna nuova perchè germogli bene e dia numerosi tralci.
La viascia ch'la cascia poch e l'è sctantà, 'n lüna nova la vò vessi puà.
La vite che germoglia poco vuole essere potata in luna nuova.
Quando si potava la vigna, nel mezzogiorno, si mangiava in campagna perchè le giornate erano corte e fredde.
Verso le ore 16 bisognava smettere.
Generalmente le donne mettevano nella cesta della merenda: Pèn melga murtadèli, ovi bruvaai, pumi e na fiaschèta 'd vinèt.
Pane di granoturco, sanguinacci di patate, uova sode, mele ed un fiasco di vinello.
Tutta roba fredda che costava poco ma che non soddisfava i lavoratori.
Il proverbio dice che: Sctrachin giuvnu, pèn melga e vinèt, l'è 'l mangèe di puarèt.
Stracchino, pane di granoturco e vinello è il mangiare dei poveretti.
Ma gli uomini erano così parsimoniosi, ottimisti e soddisfatti del proprio lavoro che si illudevano di mangiare dall'antipasto alla frutta come i signori e cioè: Na part ad murtadèla, na part ad cudighin e pööj sütu 'n bel pum.
Un pezzetto di sanguinaccio, un pezzetto di cotechino freddo e poi subito una mela.
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Generazioni di faresi si sono susseguite nella coltivazione dei campi e della vite, sfidando i capricci del tempo, osservando le relazioni fra le diverse fasi della coltivazione e la meteorologia, fra i progressi della produzione del vino e l'avanzare delle stagioni, fra la metodologia impiegata ed i risultati ottenuti.
Non mancano quindi i proverbi che descrivono l'influenza del tempo atmosferico sulla coltivazione dei campi, delle vigne e sulla maturazione delle uve e sulla preparazione del vino.
Iniziamo con la Primavera: Se 'd marz a truna, vassei e bèni crumpuma.
Se a marzo tuona, compriamo botti e bigonce, perchè ci sarà abbondanza di uva e di vino.
Tampural d'avrii cum tènta ava, 'l porta tènt vin e tènta biava.
L'acqua di aprile fà bene sia all'uva che al grano.
'L mes Masc frèsch e bagnà, l'è bun par la viascia e par al prà.
Il mese di maggio fresco e bagnato giova al vigneto e al prato.
I nostri proverbi ci ricordano anche le regole per una buona semina.
Samena tardiif, ma sempri tampuriif.
Semina sempre al momento giusto.
Samena 'l furment 'nt'un fanghèe e la biava 'nt'un puvrèe.
Semina il frumento quando la terra è bagnata e la segale quando la terra è asciutta.
Marz süc e Avrii bagnà i fèn rich chi l'è samnà.
Marzo asciutto, Aprile piovoso fanno ricco chi ha seminato.
Tèra negra la fà furment, tèra biènca la fà gnent.
Terra grassa fà frumento, terra magra non fà niente.
Samnè 'nt'la sabia ta rgoji ma rabia.
Seminare in un terreno sabbioso e che soffre la siccità, se piove poco, si raccoglie solo rabbia.
Al contrario il terreno ghiaioso e sabbioso và bene per la vite.
Viasci 'nt'la gèra, l'ört 'nt'la rüdèra.
La vite preferisce un terreno ghiaioso, mentre per l'orto ci vuole un terreno ben ingrassato con il letame.
I vec i pièntu viasci, i giuvni i ju vandumiu.
I vecchi piantano le vigne, i giovani le vendemmiano poichè un vigneto dura molti anni, e bisogna ricordarsi che: Ogni viascia la vò 'l sö pal, ogni dona la vò 'l sö om.
Ogni vite vuole il suo palo, ogni donna vuole il suo uomo come sostegno.
Dopo la semina, quando ci sarà il nuovo raccolto è bene prestare attenzione perchè:
La roba 'nt'al chèmp l'è di Diju e di Sènt.
Il raccolto che si trova ancora nel campo è soggetto a furti.
Nel mese di giugno il buon andamento dei raccolti ed in particolare quello dell'uva è soggetto all'influenza di alcuni Santi Protettori.
Sa piof par Sèn Barnabà, l'ua biènca 's nu và, sa piof fin la sera 's nu và 'ncà cula nera.
Se piove il giorno di San Barnaba (11 giugno), l'uva bianca se ne và, i fiori non fruttificano.
Se piove dal mattino alla sera, parte la bianca ed anche la nera.
Ma San Barnaba è anche ottimista: Par Sèn Barnabà, l'ua la ven e la fiuu 's nu và.
Per San Barnaba il grappolo inizia a formarsi (Allegagione) ed il fiore dell'uva sparisce.
Par Sèn Barnabà, l'ua la grènis e la fiuu la sparis.
L'ava ca ven par Sèn Vituu la fà puu.
L'acqua che viene per San Vito (15 giugno) è accompagnata da brutti temporali che possono danneggiare i raccolti, perchè: Dopu la tampèscta, nudavac a rèscta.
Dopo una grandinata rimane ben poco raccolto.
Chènt ca tampèscta, i viasci l'an dopu fèn fèscta.
La vite risente della grandinata anche l'anno dopo, cioè produce pochi grappoli perchè i tralci sono stati rovinati dalla grandine.
Par Sèn Giuvan guagna bagnè 'l filagn.
Per San Giovanni (24 giugno) bisogna irrorare la vigna con la Poltiglia Bordolese.
L'ava 'd Sèn Giuvan la toj al vin e la dà nut al pèn.
Se piove a San Giovanni l'acqua danneggia l'uva e non fà bene al grano, cioè ci sarà meno vino e meno farina.
Par Sèn Giuvan la melga la vò scagn.
Per San Giovanni bisogna rincalzare la meliga.
Oh ma vin 'nt'la cantina, o ma fen sü la cassina.
A Fara tutti i contadini coltivavano sia il prato che la vigna.
A secondo della stagione asciutta o piovosa andava male per il fieno e bene per il vino o viceversa.
A Fara preferivano fare tanto vino e poco fieno.
Sa ta sctrassui nuta a giügn, pèn e vin gh'l'è par unzün.
Giugno mese cruciale per il lavoro dei contadini.
Giugno, la falce in pugno.
Si iniziava col taglio del grano con la falce messoria (mèula).
Dopo un breve riposino bisognava affrettarsi a legare i covoni (cööf) in modo che al pomeriggio fossero pronti da caricare sul carro per portarli a casa.
Bisognava lavorare in fretta, sudando molto, proprio come dice il vecchio proverbio: Taja, liga e mena cà.
Taglia il grano, lega i covoni e portali a casa, perchè incombeva sempre il pericolo di qualche temporale improvviso che avrebbe bagnato i covoni di grano.
Seguiva subito il taglio delle stoppie con la falce (rènza).
L'aratura del campo per la semina del granoturco quarantino (malgunin) avveniva al mattino dopo.
Per non far soffrire troppo il caldo alle bestie che tiravano l'aratro, si iniziava ad arare verso le ore quattro del mattino.
Nelle vigne bisognava fare le irrorazioni di poltiglia Bordolese contro la peronospora della vite.
In più c'era la stalla con le mucche da accudire, i prati con il fieno da tagliare e gli orti di casa che si riempivano di erbacce da strappare per salvare la verdura che serviva alla famiglia.
I lavori più faticosi dell'anno erano svolti nel mese di giugno.
Si aspettava il giorno della festa di San Pietro (29 giugno) come termine delle grandi fatiche sopportate durante i lavori svolti in campagna.
In luglio, con la festa patronale di San Damiano, i lavori della campagna erano meno pesanti e meno urgenti.
I proverbi incominciano a segnalare il buon andamento dei raccolti.
Sèn Jacu, panciarööj a quattru.
Sèn Lurenz, panciarööj a cent.
Per San Giacomo (25 luglio) qualche acino d'uva incomincia a tingersi del colore dell'uva matura (Invaiatura).
Per San Lorenzo (10 agosto) incominciano a vedersi mezzi grappoli a tingersi del colore dell'uva matura.
Chi ca sapa d'Avusct, a sapa 'l cò e 'l musct.
Chi zappa la vigna in agosto rende più belli i tralci ed i grappoli che diventeranno mosto.
Par vesghi musct, sapa viasci al mes d'Avusct.
Per fare tanto vino, zappa la vite in agosto.
Oggi la vite non la zappano più, si usano i diserbanti.
Si dice: Jin brüsaghi 'l mèngu dla sapa.
Hanno bruciato il manico della zappa, così non la si può più usare.
Tanta fatica risparmiata.
Ava d'Avusct la fà tènt musct.
L'acqua d'agosto fà gonfiare gli acini e li fà maturare bene.
Sa piof par i fèscti d'Avusct, 's farà tènta melga e tènt musct.
Se piove il 15 agosto, Assunzione della Beata Vergine, sarà abbondante il raccolto del granoturco e dell'uva.
Però il proverbio ci avvisa che: Al tènt al maza 'l bun.
Se una vigna ben tenuta dà tanta uva ne và a scapito della qualità ed il vino sarà meno buono.
Ma a parte la qualità del vino, la vite vuole un pò di pioggia anche a settembre.
Sa piof a Sitembri e 'l temp l'è nut tènt bel mpinuma 'l vassel.
Un settembre piovoso ci darà tanto vino da riempire la botte.
Oppure: Se 'l cel l'è pin da scteli a Sitembri, i vassei jin piscnij a Nuvembri.
Se a settembre il cielo è pieno di stelle e non piove, a novembre ci sarà poco vino nelle botti.
Oltre all'uva, a settembre, il contadino ritirava anche la frutta per l'inverno.
Par Sènta Crus, 'rgurdèvi di pum e di nus.
Per Santa Croce (14 settembre), festa di Carpignano Sesia, è tempo di cogliere le mele e le noci.
Par Sènta Crus sa spèrga 'l nus.
Per Santa Croce si colgono le noci (bacchiare le noci).
Dopo tanta fatica sopportata con il duro lavoro dell'estate, il contadino a novembre incomincia a godere i frutti del suo lavoro.
Par Sèn Martin tüt al musct l'è vin.
Per San Martino tutto il mosto è già vino novello.
Ochi, casctègni e vin ten-gni par Sèn Martin.
Oche, castagne e vino novello tienili per festeggiare San Martino.
Par Sèn Martin gh'è castègni, rosct e vin.
Per San Martino (11 novembre) si festeggia con castagne, arrosto e vino novello, e per finire le feste: Par Sèn Martin, maza l'oca e 'l pavarin.
Per San Martino ammazza l'oca e l'anatra.
Ma la soddisfazione più grande era poter dire: 'L fen l'è sü la cassina, 'l vin l'è 'nt'la cantina.
Il ciclo dei raccolti era ultimato e l'annata era stata buona.
Non tutti i faresi erano proprietari di tutta la terra che lavoravano.
I sistemi più comuni di conduzione dei terreni, ancora in uso fin verso il 1950, erano: Affitto, che si pagava a San Martino (11 novembre).
Questo giustificava il detto dei padroni del terreno: Tutti i Santi vengono ma San Martino mai viene.
Oppure: Tüc i Sènt passu 'nt'un crèdinin, ma riva mai Sèn Martin.
Era il pensiero dei padroni dei terreni.
Da Mità, le spese erano tutte a carico di chi lavorava il terreno.
Il raccolto era diviso in parti uguali con il padrone del terreno.
Molto significativa la frase dialettale: Ven too la tö mità che la meja l'è già cà.
Padrone vieni a prendere la tua metà del raccolto.
Tanto io, contadino, ne ho già nascosto una buona parte prima che il raccolto sia stato diviso in due parti.
Da Tèrz, le spese erano tutte a carico del padrone che si prendeva due terzi del raccolto.
A chi lavorava la terra andava solo un terzo del raccolto.
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Il vino era l'orgoglio dei nostri nonni e lo tenevano in grande considerazione.
Il vino era la principale fonte di ricchezza dei faresi e dava anche un notevole contributo alla alimentazione.
Le minestre erano arricchite con il vino.
Era abitudine dei vecchi versare un bicchiere di vino rosso nel piatto della minestra di verdura o del risotto, oppure fare uno spuntino intingendo pane raffermo in una scodella di vino.
I nostri proverbi ci presentano il vino come simbolo alimentare e anche con una funzione terapeutica.
In tempo di carestia il vino assume una grande importanza.
Il proverbio dice che: Cum pèn, vin, ava e saa, ben sà sctà.
Quando non mancano pane, vino, acqua e sale si stà già bene.
Ma in tempi di abbondanza l'uomo è più esigente e vuole: Furmac sènza böc, pèn cum i böc e vin ch'al büscia 'nt'j'öc.
Formaggio duro, tipo grana, pane ben cotto e ben lievitato e vino frizzante che faccia le bollicine.
Anche se il proverbio dice: Lac e vin l'è 'n vilen fin.
Latte e vino è un veleno fino, in estate, al mattino, si mangiava anche lac e vin.
In una scodella di latte appena munto si versava lentamente un filo di vino rimescolando continuamente, finchè il latte diventava di un bel colore violetto.
Si univa abbondante pane sminuzzato e lo si mangiava bel fresco.
Il vino era tenuto in grande considerazione anche come medicamento.
Vin bun al fà bun sènch.
Buon vino fà buon sangue.
'L vin al fà varii tüc i mal.
Il vino è medicina di molti mali.
Do-dija 'd vin jin mej d'un dicutin.
Due dita di vino sono meglio di un decotto.
Par varii guagna bröö 'd galina e dicot ad cantina.
Qando si è convalescenti il vino non basta, deve essere coadiuvato da un buon brodo di gallina.
Come dice il proverbio: Gallina vecchia fà buon brodo.
Per vivere bene è necessario rispettare alcune regole:
La règula par nut murì da giuvnu e scampè vec l'è:'ndè foo lavrèe, bevi vin bun e sctèe poch 'nt'al lec.
La regola per non morire giovane e campare a lungo è: lavorare in campagna, bere vino buono e restare poco nel letto.
Prèsct dint 'nt'al lec, prèsct sfoo dal lec.
Per stare bene bisogna coricarsi presto alla sera ed alzarsi presto al mattino.
Bisogna anche tenere presente che il vino è la più sana e igienica delle bevande ed il suo consumo moderato giova alla salute.
Per questo il vino allieta il cuore degli uomini ed un buon bicchiere di vino lo si offre come simbolo di una sincera amicizia ed ospitalità.
Bisogna avere molta cura per la conservazione e l'imbottigliamento del vino.
'Nt'al vassel mal lavà, prèsct al vin 's vasctarà.
Nella botte mal lavata , presto il vino si guasterà.
Chi ca 'mbutèglia 'n lüna nova pööj cul ch'al trova al trova.
Chi imbottiglia il vino in Luna nuova, non sà se il vino si conserverà bene.
Marzo, Aprile, Maggio, sono i mesi più favorevoli per imbottigliare i vini normali.
La seconda metà di Agosto e la prima metà di Settembre, per i vini da invecchiamento.
La Luna nuova (nera) non è consigliabile per lavorare i vini.
Il primo Quarto (gobba a ponente) è consigliabile per ottenere vini più frizzanti.
Luna piena (bianca) è il periodo più favorevole per imbottigliare tutti i tipi di vino.
Ultimo Quarto (gobba a levante) è il periodo migliore per i vini da invecchiamento, e dolci.
Quando la cantina è ben fornita di buone bottiglie di vino bisogna ricordarsi che: 'L vin ch'l'è 'nt'la butèglia sctupa, al discascia nut la sej.
Il vino che è nella bottiglia tappata non disseta.
E che: Al vin pü bun l'è cul ca 's bef 'nsèma ai camarada.
Il vino più buono è quello che si beve con gli amici.
Par fè n'amis l'è sè 'n bicer ad vin.
Par fè dürè n'amicizia l'è sè nuta 'n vassel.
Per farsi un amico basta un bicchiere di vino.
Per conservare un'amicizia non ne basta una botte.
Anada da vèspi, anada da vin bun.
Annata da vespe, annata da vino buono, perchè l'uva per essre mangiata dalle vespe deve essere dolce e ben matura.
Gli uomini bevendo vino esprimono anche qualche loro predilezione.
Chi ca sà 'l Latin al loda l'ava ma 'l bef al vin.
I preti e le persone istruite apprezzano il vino buono.
J'oim voru vin vec e doni giuvni.
Gli uomini amano il vino vecchio e le donne giovani.
Il vino fà buon sangue.
Un bicchiere di vino non fà male.
Magari anche due, ma non bisogna esagerare.
Bevi sì, ma trascendi no.
Bere si ma non eccedere.
Perchè: 'L vin al ten sü j'as^geent, ma 'n quaj jün a lu sbat un tèra.
Poco vino fà bene ma troppo vino fà ubriacare e cadere in terra.
Om da vin al val nut un quattrin.
L'uomo che si ubriaca non vale un quattrino.
'L vin al fà cantèe, na lofa la fà tacagnèe.
Il vino fà cantare, una scorreggia fa litigare, perchè non si trova chi ha lasciato la puzza.
Il vino bevuto nei dovuti limiti è il compagno delle ore di allegria, l'animatore dei banchetti e della gioventù, ma anche quando gli altri piaceri della vita vengono a mancare, il vino resta sempre un grande diletto che sostiene e consola la vecchiaia.
Al vin l'è 'l lac di vec.
Il vino è il latte dei vecchi.
Chènt al pel al diventa gris, lassa ai doni e ten al vin par amis.
Quando invecchi e il pelo diventa grigio, lascia le donne e tieni il vino per amico.
Chènt la barba l'è grisulina, al ven bun al dicot dla cantina.
Quando la barba diventa grigia si apprezza di più il vino.
I vecchi per consolarsi ci dicono che: J'oim bevu vin , i besc-ci bevu ava.
I veri uomini bevono vino, gli animali bevono acqua.
L'è pü mej bevi vin cout, püchèni ava frèsca.
E' meglio bere vino caldo piuttosto che l'acqua fresca.
Il proverbio dice anche che: Chènt un vec al lassa 'l vin l'è gnü rent la sö fin.
Quando un vecchio lascia il vino è vicino alla sua fine.
E allora non pensiamoci, e: Bef dal bun vin e lassa 'ndè l'ava al sö mulin.
Bevi del buon vino e lascia andare l'acqua al suo mulino.
E Par scampè ben, guagna ciapèla cum la ven.
Per vivere bene bisogna prenderla come viene.
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Testo di Franco Servello Musica di Alberto Vindrola
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Oggi é festa scendiamo giù in paese si mangia, si beve e non si bada a spese. Dai, pianta tutto e vieni qui con noi, tra un bicchiere e l'altro puoi dire ciò che vuoi.
Seduto intorno ai tavoli
Un altro dice:
Finale: |

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Secondo un'antica leggenda, Noè ebbe il merito di avere iniziato la coltivazione delle vite. Ma fu aiutato dal diavolo, che innaffiò le zolle lavorate col sangue di una pecora. (Per indicare che chi beve poco è di animo mansueto). Poi col sangue di un leone. (Perchè chi beve molto è pieno di vigore). Infine con il sangue di un porco. (In quanto chi beve smodatamente, perde la dignità umana). Insomma, come dicevano i latini: est modus in rebus, è necessario l'autocontrollo.
Alcuni scienziati hanno stabilito che il vino ripartito nell'arco dei due pasti principali, stimola la secrezione gastrica e facilita la digestione.
- Il vino, nè troppo vecchio, nè nuovo, è utilissimo al corpo se bevuto nè freddo, nè caldo, perchè nessun'altra cosa risveglia di più le vene.
- Il vino è la più sana e igienica delle bevande.
- Col vino non si invecchia.
- Gustare vino buono è un'arte non un vizio.
- L'uso moderato del vino giova alla salute.
- Il vino è medicina di molti mali.
- Il vino è la poesia quotidiana del desco familiare.
- Il vino buono non dà male alla testa.
Come dice Francesco Redi:
- Il vino buono è sempre stato apprezzato, e già molti secoli fà, un medico coniò questo aforisma: Il buon vino è olio puro per la lampada dell'intelletto: dà all'anima forza e slancio fino al firmamento.
- Platone sentenziava: Il vino per l'uomo è come l'acqua per le piante: in giusta dose le fà stare erette, in eccesso le fà cadere.
- Leonardo da vinci disse. Et però credo che molta falicità sia agli uomini che nascono dove si trovano i vini buoni.
- Il vino lo si offre all'amico, l'acqua la si dà al nemico.
- Il poeta bolognese Augusto Morelli, ci dice:
- In vino veritas.
- Bibe vivas multis annis, bevi che vivrai molti anni.
- Vinum subtile facit in sene cor juvenile, Il vino sottile fà nel vecchio il cuor giovanile.
- Chi beve birra campa cento anni.
Alcuni noti bevitori faresi completavano così questo detto:
- Giovanni Agostino Caccia, di nobile famiglia di Castellazzo, nelle sue " le satire et capitoli piacevoli, Milano 1549". Nella Satira sesta, rivolgendosi all'amico Rinaldo Tornielli, dice:
- Strofetta veneta.
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