Attività > Pubblicazioni > Quadernetto n. 6

STRADE E TOPONIMI
Sul Territorio di Fara Novarese

Il forno comunale ed il vecchio ponte sulla Roggia Canturina in via Cavour
Il forno comunale ed il vecchio ponte sulla Roggia Canturina in via Cavour
Tommaso Basti olio su tela cm. 50x60.

Elenco dei toponimi

Settore di Nord-Est  Settore di Sud-Est  Settore di Sud-Ovest  Settore di Nord-Ovest

Vecchi toponimi
Vecchie usanze
Vecchi toponimi all'interno del paese
Carta Topografica del Territorio

Il primo elenco delle Strade Comunali e Vicinali del Territorio di Fara Novarese, che io ho trovato, è stato formato dalla Giunta Municipale di Fara il 4 maggio 1867 e stabilito dal Consiglio Comunale nella seduta del 19 maggio 1867.

Strade Comunali

  1   Strada denominata di Carpignano, lunga m. 1.500, larga m. 6
  2   Strada denominata di Barengo o del Bosco o Carale di Sotto, lunga m 1.742, larga m 4
  3   Strada denominata di San Pietro o Carale di Villa, lunga m. 1.620, larga m. 3
  4   Strada denominata della Madonna dei Campi, lunga m. 1.118, larga m. 3,50

Strade Vicinali

  5   Strada antica provinciale della Vallesesia, strada vecchia che costeggia la Mora. Arriva da Sizzano e và a Briona, è larga m. 5
  6   Strada detta delle Gazze, lunga m. 1.768, larga m. 3
  7   Strada detta del Gesiolo, lunga m. 1.560, larga m. 3
  8   Strada detta dei Grassi e delle Vallere, lunga m. 2.160, larga m. 3
  9   Strada detta delle Strelle, lunga m. 2.160, larga m. 2
10   Strada detta delle Roncherelle, lunga m. 670, larga m. 2
11   Strada detta dei Ronchi, lunga m. 750, larga m. 2
12   Strada detta dei Motti di Santa Maria e dei Lupi, lunga m.720, larga m. 2
13   Strada detta dei Motti su Dritti, lunga m. 850, larga m. 2
14   Strada detta delle Ochere, lunga m. 800, larga m. 2
15   Strada detta dei Vieroni, lunga m. 627, larga m. 2
16   Strada detta dei Bollei, lunga m. 550, larga m. 2
17   Strada detta dei Pennini, lunga m. 520, larga m. 2
18   Altra strada detta dei Pennini, lunga m. 425, larga m. 3

Con Delibera del Comune di Fara Novarese del 4 giugno 1927 è stato costituito il Consorzio Strade Vicinali.
Lo Statuto porta la data del 16 marzo 1927.
Allo scopo di agevolare le indicazioni delle ubicazioni delle strade, consideriamo il Territorio di Fara diviso in quattro settori:

Settore di Nord-Est  Settore di Sud-Est  Settore di Sud-Ovest  Settore di Nord-Ovest


 Top  Il primo settore è quello di Nord-Est.

( Settore di Sud-Est  Settore di Sud-Ovest  Settore di Nord-Ovest )

Comprende tutte le Strade Vicinali pubbliche che si trovano in esercizio sulla superficie di territorio che si distende tra la Strada Fara-Sizzano ed il tronco della Strada Fara-Barengo. Le misure della lunghezza e larghezza delle strade sono quelle stabilite dal Consorzio Strade Vicinali costituito nel 1927.

Iniziamo a descrivere le strade che si diramano dalla Strada principale detta Strada Cavagliana.

  1  Strada Cavagliana o Carale di Villa, lunga m. 2.650, larga m. 5.
Inizia dalla Strada Statale n. 299 Novara-Varallo a tramontana dall'abitato e termina dopo il Torrente Strona, quando incontra la Strada delle Piane. Il primo pezzo è via Cavagliana, poi diventa Strada Larga e quindi Carale di Villa, (Caraa 'd Vila).

  2  Strada dei Chiosi e Roncherelle, lunga m. 900, larga m. 2,80.
Inizia dalla via Cavagliana, subito dopo il ponte sulla Roggia Canturina detto ponte al Carolo con andamento da mezzodì a tramontana, entrando e percorrendo poi l'alveo della Roggia Vecchia in mezzo ai prati e termina nei prati denominati alle Roncherelle. Per un breve tratto, dopo la Riseria Negri, scorrevano vicine e parallele la Roggia Canturina e la Roggia Vecchia (Rus^gia Vègia o Rus^gèta), quel luogo era chiamato Dov-a-rus^gi, due roggie. Noi ragazzi lì facevamo il bagno. L'acqua della Roggia Canturina era abbastanza alta perchè era regolata dalle chiuse della Riseria Negri. I ragazzi più alti facevano il bagno nella Roggia Canturina appena dietro al Ristorante Farese. Lì un invaso con due chiuse manteneva sempre l'acqua alta. Il posto era denominato: j'Asctuuj. Il Ristorante Farese è stato costruito nel 1962 ed aperto nel 1963. Il prato che si trovava di fronte al Ristorante era chiamato Prà dal Giasciaröö perchè su quel prato, in inverno, facevano scorrere poca acqua per volta per formare un ghiaccio dello spessore di circa 10 centimetri. Quel ghiaccio serviva per riempire le ghiacciaie per conservare la carne dei macellai e le forme di stracchino fatte dai casari della Latteria e per altre necessità. I frigoriferi non esistevano. A Fara c'erano tre Ghiacciaie. Una si trovava dove ora c'è il giardino dell'Asilo Comunale, la seconda era all'inizio della via Cavagliana sulla destra, la terza si trovava all'interno del cortile di via Tosalli n. 5, fra la cantina Baccalaro ed il locale del macello Ghilardi. Le ghiacciaie si riempivano con il ghiaccio che si formava prima di Natale, altrimenti il ghiaccio non durava tutto l'anno. In quel prato i ragazzi andavano a scivolare sul ghiaccio.
Toponimi: 1 Chiosi - 3 Roncherelle - 2 Prà dal Giasciaröö.

  3  Strada dei Sottoronchi, lunga m. 1.400, larga m. 3
Inizia dalla via Cavagliana, prima della scala che porta al Cimitero di San Pietro, con andamento da mezzodì a tramontana. Termina al confine con il territorio di Sizzano.
Toponimi: 4 Carolo - 5 Ronco - 6 Ronco Papa - 7 Ronco Notte - 8 Vigna Catalana - 9 Valle del Polacco.

  4  Vecchia strada che portava all'entrata del Cimitero.
Posta fra la parte posteriore della Chiesa e l'entrata del Cimitera Acattolico, fatto apposta per seppellire i Protestanti di Fara. Era chiamata Sctrà dla prèja sènta. A metà di questa stradina in salita c'era nel mezzo dell'acciottolato la Prèja Sènta. Un sasso con delle macchie rosse, si voleva che fossero goccie del sangue di Gesù. Fino all'anno 1902, anno in cui venne costruita la scala, era l'unica strada per salire al Cimitero. La strada ora è impraticabile perchè è coperta da rovi.
Toponimi: 10 Ronco San Pietro o Runch dal Prèf.

  5  Strada delle Vignole
Inizia dalla via Cavagliana, subito dopo il ponte sulla Roggia Canturina detto ponte al Carolo, è opposta alla strada dei Chiosi e Roncherelle. E' parallela alla sponda sinistra della Roggia Canturina e termina vicino alle case.
Toponimi: 11 Fournèt - 12 Vignole - 13 Prato di dietro o Prà da re.

  6  Strada di San Pietro o Sctrà 'd Süm-Peej
Inizia davanti al cancello della Scala del Cimitero e termina sulla sommità della salita della via Cavour (sul Muntrüch dla Rova 'd Mez). La via Cavour si chiamava Ruga de Mez, strada di mezzo. Il culmine della salita era chiamato Muntrüch. Sul culmine della salita iniziava anche la strada pedonale che portava al Castello (Coscta dal Casctel) ora non è più usata.
Toponimi: 14 Botte - 15 Cagarat.

  7  Strada dei Mirasoli, lunga m. 658, larga m. 3
Inizia dalla Strada Larga e termina sulla Strada Fara-Barengo.
Toponimi: 16 Mirasole.

  8  Strada dei Mottoni
Inizia dalla Strada Larga e termina sul Piazzale del Cimitero.
Toponimi: 17 Mottone - 10 Ronco San Pietro.

  9  Strada Larga dei Motti
E' il secondo pezzo della Strada Carale di Villa. Inizia dove finisce la Via Cavagliana e finisce dove iniziano le Strade dei Motti su Dritti e delle Vallette sopra i Ronchi.
Toponimi: 18 Motto del Roccolo - 19 Motto Barblino.

10  Strada delle Vallette sopra i Ronchi, lunga m. 150, larga m. 2,50
Inizia dove finisce la Strada Larga ed inizia la Strada dei Motti su Dritti e và a terminare nella Strada dei Sottoronchi.
Toponimi: 20 Vallette.

In questo crocicchio la strada Carale di Villa gira a destra e và a finire nel Torrente Strona. Si proseguiva oltre lo Strona guadando il Torrente con i carri. I pedoni guadavano l'acqua passando su la Prajera, erano dei grossi sassi più alti del livello dell'acqua. La gente guadava lo Strona saltellando da un sasso all'altro.

11  Strada dei Buttabuoni o delle Nocche, lunga m. 850, larga m. 3
Inizia dalla Strada Carale di Villa e finisce nella Strada dei Mirasoli.
Toponimi: 21 Venezia - 22 Buttabuoni - 23 Nocche.

12  Strada dei Motti di Santa Maria o del Lupo, lunghezza m. 1.080, larghezza m. 3
Inizia dalla Strada Carale di Villa con andamento da mezzodì a tramontana. Termina al confine col Territorio di Sizzano.
Toponimi: 24 Motto Santa Maria - 25 Motto del Lupo.

All'inizio di questa strada, prima del Torrente Nocca, l'impresa Telecomit di Milano, nel 1981, ha costruito un Ripetitore per conto della Società Telefonica S. I. P. Il Ripetitore consiste in una torre di cemento armato " attrezzata ", con ascensore interno, alta 85 metri fuori terra e fondamenta profonde 20 metri. Sulla cima della torre è posizionata un'antenna di ferro alta 15 metri.

13  Strada dei Motti su Dritti, lunga m. 900, larga m.2,80
Inizia dalla Strada Carale di Villa dal punto dove si chiama anche Strada Larga dei Motti, con direzione da mezzodì a tramontana. Termina al confine col Territorio di Sizzano.
Toponimi: 26 Motto Ranera - 27 Motto su dritto o Forcella (Möt sü Là) - 28 Motto Tornavento.

14  Strada dei Motti Monte Tabor, lunga m. 350, larga m. 2,50
Inizia dalla Strada dei Motti su Dritti e finisce nella Strada dei Sottoronchi.
Toponimi: 29 Motto del Monte Tabor.

Monte Tabor era chiamata una antica costruzione con le mura molto spesse, è franata verso il 1950. Ora non esiste più.

Vediamo ora le strade che si diramano dalla parte sinistra della Strada Fara-Barengo. La strada ha un andamento regolare da ponente a levante ed è attraversata dai Torrenti Nocca, Strona e Remme.

15  Strada detta del Valle Rastello
Vecchia strada che partendo da Largo Don Guanella porta in cima alla collina alla entrata della Casa di Cura I Cedri. Toponimi: 30 Valle Rastello - 31 Le Glorie.

Nel 1961 è stata fatta la nuova strada asfaltata che porta in cima alla collina. All'inizio della Strada Fara-Barengo, alla sinistra, vediamo un alto e lungo muraglione fatto costruire nel 1903 dal Cavalier Giuseppe Pariani di Intra, vecchio proprietario del Castello di Sopra. Alla fine del muraglione c'è la Strada del Mirasole che abbiamo già visto al n. 7. A metà della prima salita verso Barengo e a metà del muraglione, sulla sinistra, c'era un parapetto di mattoni lungo circa 4 metri. E' stato tolto nella primavera dell'anno 2000. Il parapetto era chiamato Puntèt. Circa 100 metri più avanti c'era il parapetto in mattoni del ponte sulla Nocca. Questi due parapetti, sui quali ci si poteva sedere, erano alcune delle mete delle passeggiate dei giovani di Fara nei pomeriggi festivi. Auto e moto non ne passavano.

16  Strada della Nocca
Subito prima del ponte una strada costeggia il Torrente Nocca. I carri passano anche nel letto del Torrente.
Toponimi: 32 Butighina - 33 Nocche - 34 Nucascia.

17  Strada delle Ochere, lunga m. 800, larga m. 3
Inizia dalla Strada Fara-Barengo con andamento da mezzodì a tramontana e termina all'incontro con la Strada Carale di Villa.
Toponimi: 35 Ochere - 36 Nuchèt.

Poco più avanti alla Strada delle Ochere inizia la discesa dal Punt Lunch, così chiamata dal lungo parapetto in mattoni sulla sinistra dell'inizio della discesa nella Valle della Strona. Pochi metri prima dell'inizio di questo parapetto, una piccola Croce ricordava il punto esatto dove, la notte del 9 luglio 1944, fu trucidato Turk Ladislaw, nato il 3 settembre 1921. Uno dei quattro Martiri Faresi. Era un ragazzo slavo internato a Fara con altri due compatrioti.

18  Strada sotto la Ripa Alta o Rivovda, lunga m. 1.490, larga m. 5
Inizia poco prima del ponte sul Torrente Strona, costeggia la sponda destra del Torrente e dopo aver attraversato la Strada della Carale di Villa prosegue sul Territorio di Sizzano.
Toponimi: 37 Bosco Comunale o Spiaz di purscej - 38 Boschi della Ripa Alta.

19  Strada delle Piane, lunga m. 1.356, larga m. 5
Inizia poco prima del ponte sul Torrente Remme e finisce sotto la riva del Monzano dove c'è il Campo di Motocross. Toponimi: 39 Prati e Boschi delle Piane - 40 Bosco Ghiaione.

Sulla destra a circa metà strada c'è un cascinetto detto Casinot di Preif, perchè lo avevano fatto costruire i preti Guanelliani che avevano terreni e il Seminario a Fara, sul Castello di Sopra dove ora c'è la Casa di Cura I Cedri. L' impianto di Motocross ha una pista lunga 1.900 metri ed è stato inaugurato domenica 17 luglio 1983. Dopo il Motocross, un sentiero porta sulla cima della collina ed unisce la Strada delle Piane alla Strada del Monzano sopra la collina. Il sentiero è chiamato Santé Rus dal colore rossiccio dell'argilla che attraversa.

20  Strada sotto il Monzano in Valle Remme, lunga m. 1.110, larga m. 5
Inizia vicino al Torrente Strona, attraversa la Strada delle Piane, il Torrente Remme, la Strada Valle Remme sotto Scnore e termina nella Strada Maestra Valle Remme.
Toponimi: 39 Prati e Boschi delle Piane - 41 Boschi Valle Remme.

21  Strada sotto il Monzano in Valle Strona, lunga m. 860, larga m. 5
Inizia dalla Strada sotto il Monzano in Valle Remme e finisce nel Campo di Motocross.
Toponimi: 42 Boschi Rive del Monzano.

22  Strada del Monzano
Inizia dalla Strada Sotto il Monzano in Valle Strona, sale sulla collina e prosegue sul Territorio di Sizzano.
Toponimi: 43 Vigne e Boschi del Monzano.

Il Lupo nei Boschi del Monzano

I nonni ci raccontavano la favola dal titolo: 'L Lüf e 'l Capaz. Un Lupo che viveva nel bosco del Monzano aveva proibito alla gente di andare nel bosco nel giorno festivo di Pentecoste. Nonostante il divieto del Lupo il Jachin manda ugualmente nel bosco il suo garzone Capaz a pascolare i maiali. Il Lupo mangia il giovane Capaz. I faresi allora vanno nel bosco, stanano il Lupo e lo ammazzano. Questa favola ricorda un fatto realmente accaduto. Il sacerdote Don Angelo Domenico De Federici di Bolzano Novarese, Arciprete di Fara dal 1 gennaio 1721 al novembre 1728, sul Libro dei Morti dal 1710 al 1731 annota questo Atto di Morte: Anno Domini Millesimo Septingentesimo Vigesimo Octavo die vigesima nona Junij in Festo Apostolorum Petri et Pauli Titolarium ac Patronorum Farae. Petrus, filius Joannis ex Grignasco famulus Jo Baptae Mò dictus della Colma, aetatis suae annorum quindecim circiter in comunione Sanctae Matris Ecclesiae. In memore Farae ad Clivium Monti Zani quod ad Stronam respicit occisus et in partem voratus est a quodam Lupo feroci, quì hoc anno in aliis locis huius regionis, praecipue Agamij, Siziani, Fontaneti, Caballis, Barengi, tot alios pueros ac puella invasit et ex hijs praecipuos occidit, eodem die in Coemiterio Sancti Petri huius loci Farae Sepultus fuit. Anno del Signore 1728, 29 giugno, Festa degli Apostoli Pietro e Paolo, Titolari e Patroni di Fara. Pietro, figlio di Giovanni di Grignasco servo di Jò Batta Mò detto della Colma, di circa quindici anni è morto in Comunione di Santa Madre Chiesa. Nel bosco di Fara al dosso del Monte Zani verso lo Strona fu ucciso ed in parte divorato da un Lupo feroce che questo anno, in altri luoghi della nostra regione e sopattutto nelle zone di Ghemme, Sizzano, Fontaneto, Cavaglio e Barengo, ha aggredito tanti altri fanciulli e fanciulle e ne ha uccisi parecchi. Nello stesso giorno è stato sepolto nel Cimitero di San Pietro nel luogo di Fara. A dare un fondo di verità e conferma che sono avvenute queste aggressioni da parte del Lupo ci viene in aiuto un manifesto stampato a Milano nel mese di giuno dello stesso anno 1728, che riproduce e divulga il "Ritratto della Fiera Bestia veduta sul Contado di Novara dove ha fatto e uà facendo strage di homini e donne d'ogni età particolarmente nel Territorio di Oleggio, di Ghemme, di Momo e di Barengho e come si è ragguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazetta di Milano n. 26. Data 30 giugno 1728". Quindi la Fiera Bestia si aggirava proprio nei nostri boschi fra Fara e Barengo. Una Circolare del Prefetto dell'Agogna, datata 7 settembre 1812, riporta la notizia dell'attacco di un Lupo. "Due sventurati fanciulli, che condotto avevano al pascolo alcune capre nei boschi della Villata, frazione componente il comune di Casalvolone, vennero ieri tra le ore otto e le nove del mattino sorpresi da un Lupo vorace." Negli anni fra il 1809 e il 1816 le Autorità emisero parecchi decreti per la distruzione dei Lupi. Con Circolare della Regia Generale Intendenza delli 29 agosto 1815 si fissavano queste ricompense per i cacciatori che uccidevano il Lupo: "Franchi 100 per ogni Lupa pregnante, 75 per ogni Lupa non pregnante, 50 per ogni lupo, 12,50 per ogni Lupotto." Con Circolare datata: Novara li 14 settembre 1816 il premio fu portato a Franchi 200 per ogni Lupo ucciso.

23  Strada Valle Remme Sotto Scnore, lunga m. 2.848, larga m. 5
Inizia dalla Strada Fara-Barengo, costeggia la sponda sinistra del Torrente Remme e prosegue rettilinea fin sul Territorio di Sizzano.
Toponimi: 44 Scnori - 45 Boschi Valle Remme.

24  Strada Maestra Valle Remme, lunga m. 1.480, larga m. 5
Inizia al principio della Strada Valle Remme Sotto Scnore e poi prosegue rettilinea e parallela alla Strada Valle Remme Sotto Scnore e finisce nei boschi.
Toponimi: 45 Boschi Valle Remme - 46 Scnori - 47 Boschi Valle Prato.
Cascina alla Val di Remme - anno 1745 Sul Quadernetto dei Beni Forensi (A.S.N. Comune di Novara - 1075) troviamo che la Comunità di Fara possedeva "una Cassina nel detto Territorio alla Val di Remme con gli infrascritti beni, a mattina, mezzodì e sera Bosco del Comune di Fara, a monte Bosco del Comune di Cavaglio. Beni: Una pezza di terra arabile di moggia 13, Prato asciutto di moggia 2, zerbido di moggia 5, Bosco e Brughera di moggia 29".

Baras^giun - erano così chiamati i terreni al di sopra della riva degli Scnore e alla fine della salita del Torrente Remme. Nei Baras^giuj c'è ancora il Cascinetto della Marchesa, volgarmente chiamato Casinot dal Monterosa. Il Toponimo Baras^giun è ricordato anche in una vecchia canzone farese:

Lunedi mattina,
partij dal mio paese,
par undèe sül Baras^giun,
a vandummièe aj noscti Bunardi,
cum tüc i sööj rapulij,
cuj grosc e cuj piscnij.
Vandummièe da bot,
da la matin fin la sej
par pudì 'mpinì aj vassej.
Oh, che bel vin bun,
ca 's fà cum l'ua dal Baras^giun.

25  Strada Fara-Sizzano parte destra
Toponimi: 48 Vigne - 49 Prati Poulèt.

Nel 1962 è stata costruita la Filatura e Tessitura di cotone Helvetia S.p.A. della Società Carlo Crespi. Superficie metri quadrati 5.420 più palazzina per i dipendenti. E' stata fatta la Centrale Elettrica sulla Mora di 600 KW ed il Canale di Carpignano, largo m. 3,80 che porta l'acqua dalla Roggia Mora alla Roggia Busca a Carpignano.


 Top  Il Secondo Settore è quello di Sud-Est.

( Settore di Nord-Est  Settore di Sud-Ovest  Settore di Nord-Ovest )

Questo settore comprende tutte le strade vicinali pubbliche che si trovano in esercizio sulla superficie di Territorio che si distende tra il tronco di Strada Fara-Barengo ed il tronco di Strada Fara-Briona.

26  Strada dei Sottoronchi - Fragaroli e Cavallazze, lunga m.260, larga m. 2,70
Inizia dalla via San Giuseppe e prosegue sul Territorio di Briona.
Toponimi: 50 Vignette - 51 Fragaroli - 52 Cavallazze.

27  Strada dei Viaroni e Chiarovini, lunga m. 627, larga m. 3
Inizia dalla Strada Fara-Barengo con andamento da tramontana a mezzodì e termina al confine col Territorio di Briona.
Toponimi: 53 Viaroni - 54 Chiarovini.

28  Strada della Nocca, lunga m. 353, larga m.3
Inizia dalla Strada dei Vieroni, attraversa il Torrente Nocca e termina nelle vigne.
Toponimi: 55 Prati Milano.

29  Strada dei Bollei, lunga m. 740, larga m.5
Inizia dalla Strada dei Vieroni con direzione iniziale da levante a ponente e proseguendo poi da tramontana a mezzodì arriva sul Territorio di Briona dove prosegue.
Toponimi: 56 Mazzetta - 57 Cavalot - 58 Baraggia - 59 Voiabursi - 60 Vallone - 61 Bollei e Ranola.

30  Strada dei Pennini o Nochette, lunga m. 410, larga m. 2,80
Inizia dalla Strada Fara-Barengo, subito dopo il Torrente Nocca, con direzione iniziale da ponente a levante e proseguendo poi da tramontana a mezzodì. Termina nei fondi denominati Pennini.
Toponimi: 62 Pennini.

31  Strada dei Pennini, lunga m. 420, larga m. 2,80
Inizia dalla Strada Fara-Barengo, presso il Monumento che ricorda l'eccidio dei IV Martiri faresi e prima della discesa detta del Punt Lunch, ha un andamento vizioso in direzione da tramontana a mezzodì e prosegue poi sul Territorio di Briona.
Toponimi: 62 Pennini.

32  Strada Ripa Alta di Sotto o Rivovda, lunga m. 100, larga m. 3
Inizia poco prima del ponte sul Torrente Strona, costeggia la sponda destra e dopo cento metri cambia nome e diventa Strada del Bosco delle Rollette che prosegue sul Territorio di Briona.
Toponimi: 63 Prato del Bosco - 64 Bosco Rollette.

33  Strada Fara-Briona, parte sinistra verso la collina.
Toponimi: 65 Vignette - 66 Cavallazza - 67 Cornaggina - 68 Grisciot.


 Top  Il Terzo Settore è quello di Sud-Ovest.

( Settore di Nord-Est  Settore di Sud-Est  Settore di Nord-Ovest )

Questo settore comprende tutte le Strade Vicinali pubbliche che si trovano in esercizio sulla superficie di Territorio che si estende tra il tronco di Strada Fara-Briona e il tronco di Strada Fara-Carpignano.

34  Strada Fara-Briona, parte destra
Toponimi: 69 Regione Porciolo o Zaccarina, subito dopo il semaforo - 70 Prà Döngu - 71 Casali.

35  Strada Provinciale Vecchia, lunga m. 1.750, larga m. 7,50
Strada Provinciale Vecchia - Foto M.Mormile 2002

Costeggia la sponda sinistra della Roggia Mora.
Toponimi: 71 Casali - 72 Braia.

36  Strada Madonna dei Campi, lunga m. 1.118, larga m. 3,50
Chiesa della Madonna dei Campi - Foto M.Mormile 2001

Inizia dall'odierna via Guglielmo Marconi con direzione da tramontana a mezzodì. Alla metà della strada si trova la Chiesa campestre della Beata Vergine Addolorata volgarmente detta Madonna dei Campi. La strada attraversa poi la Roggia Caccetta e termina ai confini coi Territori di Carpignano e Briona a brevissima distanza del confine con il Territorio di Sillavengo.
Toponimi: 73 Corso - 74 Madonne - 75 Cavalla o Campo lungo - 76 Talento o Talenti.

37  Strada delle Cascinette
Strada delle Cascinette - Foto M.Mormile 2002

Inizia, subito dopo le case, dalla Strada Madonna dei Campi, passa davanti all'impianto del Depuratore, costruito nel 1985, e prosegue rettilinea sul Territorio di Briona.
Toponimi: 77 Lime - 78 Cascinette - 73 Corso.

38  Strada delle Giumente
Strada delle Giumente - Foto M.Mormile 2002

Inizia dalla via Roma all'altezza dei numeri civici 31 e 33. Termina nella Strada dei Roggiali.
Toponimi: 79 Campo all'Orto - 80 Giumenta o Giumente.

39  Strada dei Maschi, lunga m. 300, larga m. 3
Strada dei Maschi - Foto M.Mormile 2002

E' il prolungamento della Strada delle Giumente che và dalla Strada dei Roggiali alla Strada degli Stili.
Toponimi: 81 Ciregiole - 82 Maschi - 76 Talento o Talenti.

40  Strada dei Roggiali, lunga m. 500, larga m. 3
Strada dei Roggiali - Foto M.Mormile 2002

Inizia dalla via Roma, prosegue rettilinea fino alla Strada della Madonna dei Campi, dove termina dopo aver attraversato l'incrocio con le Strade delle Giumente e dei Maschi.
Toponimi: 83 Roggiale - 80 Giumenta o Giumente - 81 Ciregiole.

41  Strada degli Stili, lunga m. 500, larga m. 3
Inizia dalla Strada dei Roggiali, a pochi metri dalla via Roma. Per un breve tratto è parallela alla via Roma poi piega a sinistra e termina quando incontra la Strada dei Maschi.
Toponimi: 84 Stili - 85 Spinetto - 82 Maschi.

42  Strada dei Talenti
Strada dei Talenti - Foto M.Mormile 2002

E' il prolungamento della Strada degli Stili. Inizia dalla Strada dei Maschi e termina nella Strada della Madonna dei Campi poco prima dell'incontro con la Roggia Caccetta.
Toponimi: 76 Talento o Talenti - 86 Pietrone o Berta.

43  Strada delle Fornaci
Inizia dalla Strada Fara-Carpignano, prima che attraversi il Cavetto Trivulzio, e prosegue poi sul Territorio di Carpignano.
Toponimi: 87 Fornace.


 Top  Il Quarto Settore è quello di Nord-Ovest.

( Settore di Nord-Est  Settore di Sud-Est  Settore di Sud-Ovest  )

Questo Settore comprende tutte le Strade Vicinali pubbliche che si trovano in esercizio sulla superficie del Territorio che si estende tra il tronco di Strada Fara-Carpignano ed il tronco di Strada Fara-Sizzano.

44  Strada delle Strelle
Inizia dalla Strada Fara -Carpignano. A sinistra incontra la Strada dei Ghirlandini. Interseca la Strada delle Gazze, il Canale di Carpignano, la Strada dei Gesioli o Valloni, le Strade della Cascina Stoppani e dei Berzani, le Strade dei Grassi e dei Prati Oriali e Prati dell'Uomo e la Strada dei Bosoni e Vallere. La Strada delle Strelle prosegue poi sul Territorio di Sizzano.

45  Strada dei Ghirlandini, lunga m. 600, larga m. 3
Inizia dalla Strada delle Strelle, poco lontano dalla Strada Fara-Carpignano, e finisce al Laghetto Oriolo con relativo Ristorante.
Toponimi: 88 Languore - 89 Ghirlandino - 90 Campo Alberto o Patirone - 91 Oriolo.

46  Strada delle Gazze, lunga m. 1.768, larga m. 5
Inizia dal ponte superiore della Roggia Mora e poi per via Dante in direzione da levante a ponente arriva sul Territorio di Carpignano, immettendosi poco dopo nella Strada Fara-Carpignano.
Toponimi: 92 Creta - 93 Gazze - 94 Bogia - 95 Strella - 96 Dosso.

47  Strada nuova che unisce le Strade delle Gazze e dei Gesioli. Lunga m. 285, larga m. 6
Nel 1993 il Comune di Fara ha comperato 2.555 metri quadri di terreno per fare la nuova strada. Il 24 marzo 1993 è stata appaltata la costruzione della strada e del ponte sul Canale di Carpignano che porta l'acqua dalla Roggia Mora alla Roggia Busca a Carpignano.

48  Strada dei Gesioli o Valloni, lunga m. 1.560, larga m. 3
Iniziava dal Viale XX Settembre e attraversava la ferrovia Novara-Varallo attraverso un passaggio a livello. Nel 1994 il passaggio a livello sulla ferrovia è stato chiuso ed allora è stata fatta la nuova strada che dalla Strada delle Gazze porta alla Strada dei Gesioli che và in direzione da levante a ponente e prosegue poi sul Territorio di Carpignano.
Toponimi: 97 Gesiolo - 98 Grasso o Gesiolino - 99 Chierighetto o Mezzena - 100 Pernisotto o Strella - 101 Strella detta Vallone - 102 Strella.

Dopo aver attraversato la Strada delle Strelle, troviamo i toponimi:
103 Termine - 104 Bordiga - 105 Farasco o Patirone - 106 Brüsà o Infarasco - 107 Vallazze o Orial.

49  Strada dei Grassi
Iniziava verso Sizzano, alla fine del Viale XX Settembre, nello stesso punto dove iniziava la Strada dei Gesioli o Valloni e oltrepassava la ferrovia Novara-Varallo attraverso il passagio a livello che è stato chiuso nel 1994. Ora la Strada dei Grassi inizia dalla Strada dei Gesioli o Valloni. Costeggia la ferrovia per circa 400 metri poi piega a sinistra e termina nella Strada delle Strelle.
Toponimi: 108 Grassi - 109 Spinà o Flecchio - 102 Strella.

50  Strada dei Berzani, lunga m. 590, larga m. 3
Inizia dalla Strada dei Grassi, poco più della metà del tratto di strada che costeggia la ferrovia, e termina nella Strada delle Strelle.
Toponimi: 110 Berzani.

51  Strada della Cascina Stoppani e dei Prati di Ghemme
In corrispondenza alla fine della Strada dei Berzani, pochi metri prima, dall'altra parte della Strada delle Strelle, inizia la Strada che porta ai Prati di Ghemme e alla Cascina Stoppani.
Toponimi: 111 Prati di Ghemme - 112 Terreni della Cascina Stoppani.

52  Strada dei Prati Dell'Omo
Inizia dalla Strada delle Strelle, poco dopo la fine della Strada dei Grassi, prosegue poi sul Territorio di Carpignano.
Toponimi: 113 Prato Oriale - 114 Prato Dell'Omo o Farasco Sant'Eusebio - 111 Prati di Ghemme.

53  Strada dei Galletti, lunga m. 700, larga m. 4
Inizia dalla Strada dei Grassi nel punto dove piega a sinistra dopo aver costeggiato la ferrovia per circa 400 metri. La Strada dei Galletti prosegue diritta lungo la ferrovia e finisce nei campi.
Toponimi: 115 Galletto - 116 Vallere - 117 Flecchio o Vallera.

54  Strada delle Vallere e Bosoni, lunga m. 800, larga m. 4
Inizia dalla Strada dei Grassi e termina nella Strada delle Strelle.
Toponimi: 116 Vallere - 118 Bosoni - 119 Spinà.

55  Strada Fara-Sizzano, parte sinistra
Toponimi: 120 Prati Grassi - 121 Prati Fontanile e Manifattura Sesia.


VECCHI TOPONIMI

Nell'Archivio di Stato di Novara sono conservati undici grandi volumi, rilegati in pelle, che contengono il Catasto derivato dalla Riforma dell'Estimo e dalla nuova Riforma Catastale fatta nei primi anni del 1600. Nel volume Comune di Novara n. 1075 troviamo il " Quinternetto dei Beni Civili di Fara". In questo Quinternetto sono elencati 130 nominativi di persone che avevano dei Beni Civili, consistenti in terreni e case nel territorio di Fara. Ogni singolo appezzamento di terreno è individuato da alcune coordinate catastali: toponimo, coerenze, superficie in moggia, staia e tavole, cultura praticata, nome del proprietario ed Estimo indicato in scudi e denari. Da questo lungo elenco trascrivo solo i toponimi che non sono più usati e che sono stati dimenticati.

Terreni arabili o campi
Rozzolo, Gazzolo, Rive, Brunazza, Corbazzo, Brionasco, Plosa, A via Croce, Pilia, Chianeso, Bianchette, Riazolo, alla Carogna, Garlanda, Cenisco, Nizzole, Barsa, al Castelletto, al Loa De Castignoli, Alla Fontana di Ferasco e poi Prato alla Fontana che confina a sera con la Fontana Iohor, nome mai sentito, Campo al Strampo ossia al Corso, Moschetto, Doga, Agazolo, alla Plosa, Barazola, Corzella che confina a sera con la Roggia Mora.
Il toponimo Corzella o Corticella compare già nella Pergamena datata mese di maggio dell'anno 955, mille anni fà. Terreni siti nel "loco ubi dicitur Curtycella".

Prati
Ramorella, Quaglia, Salsette, Risaro, Gasparino, alle Guaste, Bertolotto, Canini, Prato Buzotto o Bastardo confina a sera con la Roggia Mora. Il Guado del Bastardo potrebbe essere il posto dove i carri guadavano la Roggia Mora perchè non c'era il ponte.
Dalle coerenze dei terreni potrebbe essere verso Sizzano, dopo i campi arabili Corzella che pure confinano a sera con la Roggia Mora.

Vigna piana
Barattina, Ramella, Cattalana, Nizzola, Zaccarina, Parnigona, Cimora all'Orbo, Romana, Fornetto, Zaccona, Tibalda, Molinazzo, Ranorella, Pedemonte, Guasta, Zavona, Nicola, Veronica.

Vigna ramponata
Vigna con sostegni, a filari piantati larghi e con coltivazioni di cereali, segale e avena.
Corbazzo, Agaciolo, Torisetta.

Vigna da sarri
Pali lunghi con cui si impostano per le viti impalcature più elevate da terra, specialmente dove il terreno è a notevole pendenza. Piantalino, Romane, Ramella,Vignette al Piantalino.

Ronchi
Sono le rive che guardano verso la Strada Novara-Varallo. Fronzella, Bianchetta, Montebello, Cagnoli, Moma, Perdomo, alla Valle Guarnera, Prazabello.

Villaggio di Moregnano
Moregnano e Corticella due toponimi vecchi di mille anni. In una Pergamena datata mese di maggio dell'anno 955, compare per la prima volta il nome di Fara e del villaggio di Moregnano. La Pergamena è conservata presso l'Archivio Capitolare della Cattedrale di Novara. Sulla Pergamena è descritta una permuta di terreni avvenuta fra il Vescovo di Novara Rodolfo e Vuidberto di Fara. Il Vescovo di Novara Rodolfo cedeva a Vuidberto di Fara due appezzamenti "de terra sediminas", ossia di terre edificabili oppure aventi su di sè edifici già costruiti. Il primo appezzamento era vicino alla Roggia Vidolia, "prope rjo quì dicitur Vidolja". Il secondo appezzamento era pure vicino alla Roggia Vidolia, "prope predicto rjo Vidolja" e più precisamente "a loco ubi dicjtur Curtjcella". Il toponimo Curticella indicava la porzione di terreni e parte dell'abitato di Fara posti fra le attuali piazza della Libertà, via Tosalli e la Roggia Mora. Anche la Chiesa Parrocchiale fu edificata, all'inizio del 1600, su un terreno denominato Curticella, in dialetto farese Curzèli. Ancora pochi anni fà le aie dei cortili situati lungo la sponda sinistra della Roggia Mora erano chiamate Curzèli. Il rio Vidolja, nella seconda metà del 1400 è stato utilizzato per realizzare la Roggia Mora. A sua volta Vuidberto di Fara cedeva all'episcopato novarese un appezzamento di terreno arativo sito sul terreno di Fara e precisamente nella regione detta "in versura quì dicitur contra Moregnano". Vicino al villaggio di Moregnano. La permuta ebbe luogo solo dopo che si furono recati sul posto alcuni uomini estimatori i quali attestarono che il cambio sarebbe stato favorevole all'Episcopato di Novara. Uno degli estimatori era Adraldo, figlio del fu Auterammo "de loco Moregnano", del villaggio di Moregnano. Identificare il luogo dove sorgeva il Villaggio di Moregnano è impossibile, ma si può ragionevolmente supporre che fosse un piccolo villaggio posto fra Carpignano e Sizzano ma più vicino a Fara.


VECCHIE USANZE

Rogazioni  Si facevano tre volte all'anno. Era un triduo di preghiere ed una Processione per poter fare dei buoni raccolti.

1  Il giorno di San Marco, 25 aprile, dopo aver pregato:
    San Pietro davanti all'Altare Maggiore;
    Sant'Antonio Abate davanti all'Altare di Sant'Antonio;
    San Giovanni davanti all'Altare del SS. Crocifisso.
Si andava in Processione alla Chiesa della Beata Vergine Addolorata volgarmente chiamata Madonna dei Campi. Si portavano in Processione anche le uova dei bachi da seta per poter fare un buon raccolto di bozzoli.

2  Il giorno della festa della Beata Panacea, mese di maggio, facevano la "Processione ad affigendas Cruces Cereas". Andavano alla Chiesa della Madonna dei Campi e dopo le preghiere di rito, la Processione, passando per la Strada delle Strelle, raggiungeva la regione dei Bosoni. Quì erano piantate nel terreno tre Croci di legno a memoria della sepoltura in quel campo delle persone morte per l'epidemia di colera. Al mattino presto alle tre Croci di legno venivano attaccate tante piccole Croci di cera. Dopo la benedizione, le ragazze da marito prendevano queste Croci di cera benedette per metterle poi nel loro letto quando si sarebbero sposate. Le mamme mettevano queste Croci sotto il cuscino dei loro bambini.

3  Tre giorni prima dell'Assunzione di Maria Vergine, andavano in Processione:
    al lunedi nella Chiesa di San Giuseppe;
    al martedi nella Chiesetta di San Giulio;
    al mercoledi nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo al Cimitero.

Chiesa di San Giuseppe - Foto M.Mormile 2001  Chiesetta di San Giulio - Foto M.Mormile 2001  Chiesa dei Santi Pietro e Paolo - Foto M.Mormile 2001

Preghierine  Le donne, passando davanti alle Croci rustiche piantate sui bordi delle strade di campagna recitavano questa orazione:

Croce santa, Croce segna,
che mi salva, che m'insegna,
che mi metta in buona via,
per salvar l'anima mia.

Anche quando entravano in Chiesa, le donne prima di sedersi nei banchi, facevano il Segno della Croce e recitavano questa Orazione:

Ava Sènta ca 'm bagna,
Gesù Cristo 'm cumpagna,
'm cumpagna fin al bènch,
l'Anma mia v'racumènd.

Per prevenire le morsicature dei cani randagi, ai bambini insegnavano questa Preghiera:

Sènta Maria Madalena,
ten al chèn par la cadena,
ten al chèn 'ncadinà,
fin che mì sum rivà cà.

Quando non si usavano i "Diserbanti" e si concimava la terra con il letame, per la gente che andava in campagna era una cosa naturale dissetarsi con le acque delle fontane che scorrevano nei vari cavetti. L'acqua fresca la si poteva bere tranquillamente. Le nonne previdenti prima di fare bere l'acqua ai bambini facevano il Segno di Croce e dicevano:

Acqua di fonte,
Acqua di torrente,
Bevuta dal serpente,
Bevuta da Dio,
La bevo anch'io.

Scuvèt  Se un agricoltore si accorgeva che qualche persona rubava la frutta o altri prodotti coltivati nel suo campo, oppure che qualcuno passava sul campo senza averne diritto, piantava vicino alla strada un paletto. Su questo paletto legava, bene in vista, una manciata di erba. Questo "Scuvèt" serviva da avviso a tutti di rispettare la proprietà altrui. Erano proprio bei tempi quando bastava uno "Scuvèt" per fare rispettare i prodotti dei campi.

'L Lubiètin  Le donne che erano da sole in campagna a lavorare, qualche volta sono state importunate da qualche uomo sconosciuto che girava per i campi. Dopo questo brutto incontro, la donna correva a casa avvisando tutti che nei campi, dove si trovava a lavorare, girava un uomo male intenzionato, indicato solamente con l'epiteto di " Lubiètin ".


VECCHI TOPONIMI ALL'INTERNO DEL PAESE

Il primo elenco dei nomi delle strade del Paese lo troviamo sulla Mappa fatta nel 1792 dal Segretario Comunale Pietro Guglielmetti.

Strada del Borghetto

Via Antonio Gallarini, dalla Piazzetta al ponte della Roggia Mora

Strada della Pelosa Via IV Martiri
Strada Nuova Via Quintino Sella
Ruga di Mezzo Via Camillo Benso conte di Cavour
Strada di San Giuseppe Via San Giuseppe
Strada della Pinza ossia del Corso Via Cesare Battisti dalla Piazza della Chiesa alla Piazzetta
Strada che ascende al Castello

Coscta dal Casctel, strada pedonale che partiva dal colmo della salita della via Cavour e saliva al Castello, poi Istituto San Gerolamo, quando era Seminario dei preti Guanelliani, ed ora Casa di Cura I Cedri. La strada non è più usata.

Strada del Pizzo via Don Giacomo Tosalli, dalla Piazza alla via Cavagliana
Strada della Francia

Via Don Giovanni Bertotti, via Francesco Stoppani e un pezzo di via Don Paolo Migliavacca, da via Alessandro Manzoni a via Francesco Stoppani

Strada del Castelletto Via Alessandro Manzoni, via Don Paolo Migliavacca e via Mazzini

Don Carlo Porzio Giovanolo nel suo manoscritto: "Abbozzo Storico, Cronologico e Topografico di Fara - anno 1812" ci fa sapere che i nomi di alcune strade sono cambiati.

Contrada dell'Archionata o Dad- Zott o Strada di Sotto Via Cesare Battisti che va dalla Piazza alla Piazzetta.
La Strada Dad-Zott o Strada di Sotto è ricordata anche in una vecchia canzone per il Carnevale:

La sctrà dal Zut, sares na bèla Cuntrà,
sles nut da piovi o da tampuralèe,
a gh'è rut tüt al sarcià,
e gh'và l'ava 'ncà 'nt'al pulèe.

Roetto o Vicolo dei Farinetti o del Campanile Via Don Giovanni Bertotti
La Strà dei Borri

Strà dei Borri - Foto M.Mormile 2002 La Sctrà di Buri, inizia dove c'era il lavatoio sulla Mora nel Castelletto, Nuvà dal Casclèt, e và a Sizzano costeggiando la sponda sinistra della Roggia Mora e passando davanti alla Centrale Elettrica Crespi. Fra la strada e la Roggia Mora vi erano tante vasche scavate nel terreno e riempite di acqua per mettere a macerare la canapa coltivata a Fara. Le vasche erano chiamate Buri.

Nuvà dal Casclèt

Fra il Ponte dei Fiori e l'inizio della Strà dei Borri, lungo la sponda sinistra della Roggia Mora, c'erano delle lastre di serizzo che servivano alle donne che andavano a lavare i panni. Era un lavatoio comunale. In fondo al lavatoio, un recinto di rete metallica racchiudeva uno specchio d'acqua della Roggia Mora. Nel recinto le donne portavano le oche a fare il bagno per lavare le piume.

La Carà dal Casclèt

Era una grossa aia in via Migliavacca, ora chiusa dal muro di cinta della proprietà Negri. In questa aia giocavano i ragazzi, facevano essicare l'erba, si fermava la macchina per trebbiare il grano, ecc.. C'era anche un grosso canale di scolo che convogliava le acque piovane dalla strada Cavagliana alla Roggia Mora.

Sctrà Vègia

Strada della Vecchia Provinciale. Inizia dalla via Gallarini e và fino a Briona costeggiando la sponda sinistra della Roggia Mora.

Turciun (in via Alessandro Manzoni)

Era una vecchia cantina, molto grossa, della famiglia Stoppani che nel 1960 l'ha venduta al fabbro Lorenzo Caldara che la usava già come laboratorio.
Misure della cantina: m. 19 x 6,35 = 120,65 metri quadri.
Nel locale è ancora conservato un blocco di granito che faceva parte di un antico torchio a peso o a leva lunga. Da questo reperto si arguisce il nome del locale chiamato Turciun, cioè grande torchio. Due torchi di quel tipo li possiamo ancora vedere: uno a Carpignano in una cantina in via Castello e datato anno 1575. E' formato da un tronco di olmo lungo ben 13 metri, squadrato e utilizzato come peso per la spremitura delle uve, grazie a una vite verticale di legno infissa in un masso di granito ospitato a sua volta in un pozzo scavato nel pavimento in terra battuta. L'altro torchio simile e datato anno 1813, si trova a Sizzano nella cantina del conte Tornielli.
La lunghezza di 19 metri della cantina detta Turciun ci fà supporre che anche il tronco del torchio di Fara poteva essere lungo come il tronco del torchio di Carpignano che misura 13 metri. Il blocco di granito che si trova nel Turciun, misura:
cm. 65 x 80 di lato e cm. 80 di altezza. Nella parte superiore c'è una scanellatura a coda di rondine profonda circa 15 cm. Nella scanellatura era inserita una corta trave di legno che serviva da base alla vite verticale di legno. La vite verticale serviva per alzare o abbassare il grosso e lungo tronco orizzontale che fungeva da peso per comprimere le vinaccie caricate sul letto del torchio.

Fussalun

Strettoia in fianco al Turciun. Unisce via Manzoni con via Stoppani: Nella strettoia passava un fosso, con lavatoio, che convogliava le acque piovane lungo la via Stoppani fino alla roggia Canturina.

Carà dla Rova 'd mez Largo Don Luigi Guanella
Casctel Castello Superiore, ora Casa di Cura I Cedri
Casclun Castello Inferiore o Castellone.
Casclèt Detto anche Pumpogn o Tigrai, è la zona di via Mazzini. Il Pumpogn è ricordato anche nella Canzone per il Carnevale dell'anno 1927:

Gh'eva pööj na vègia vulp,
ch'l'eva scundi 'nt'al Pumpogn,
l'è scapà tüt 'nt'un culp,
fors par no murì da scogn.

Süm Pedru Il Cimitero
Sctaziun dal Tramways

Sulla destra andando verso Carpignano vediamo un casa con in fianco una lunghissima tettoia, era la stazione. Il Tramways collegava Fara con Carpignano, Sillavengo, Vicolungo, Biandrate, quì una diramazione andava a Novara. Un'altra diramazione proseguiva per Casalbeltrame, Casalvolone, Borgovercelli e arrivava a Vercelli. L'ultima corsa del Tramways arrivò a Novara il 28 ottobre 1934 e negli anni quaranta vennero rimossi anche i binari.

Prà dla Fera

Dove c'è l'Asilo Infantile vi era un grande prato dove si facevano le fiere ed i mercati.

Crusèti

Crocetta, porzione di territorio lungo l'antica provinciale della Vallesesia detta Strada Vecchia, che costeggia la sponda sinistra della Roggia Mora fra Fara e Briona. Ora come Crusèti intendiamo chiamare la piccola diga di sbarramento sulla Mora. Ma già sul Quinternetto dei Beni Civili di Fara, volume n.1075 Comune Antico di Novara, scritto nei primi anni del 1600, troviamo che il possidente Nazaro Carlo aveva una casa nella terra di Fara dove si dice alla Crocetta. Lo sbarramento sulla Roggia Mora è stato fatto nel 1924 dai Soci del C.A.I.T.F., Consorzio Agrario per l'Irrigazione del Territorio di Fara Novarese. Il Consorzio è stato costituito il giorno 11 gennaio 1924, con Atto pubblico a Rogito del R. Notaio Cav. Francesco Magistrini. L'Articolo n. 4 del Regolamento dice:
Il Capitale o proprietà del Consorzio consiste:
a)  Nella proprietà della diga di sbarramento da costruirsi attraverso la Roggia Mora allo scopo di innalzare il livello dell'acqua scorrente e facilitarne il convoglio nel cavo d'irrigazione. Ecc.   Spiritosa una strofetta della canzone del Carnevale del 1927, riferita al Consorzio irriguo sorto nel 1924, per irrigare il territorio che si estende a ponente della ferrovia.

Jin fundà 'l Cunsorziu dl'ava,
bragiu sempri e pagu tüc.
Chi 'd bagnè 'l prà sa spiciava,
'ncà sgarslin l'è truvà süc.

Seguirono altri Consorzi irrigui:
Il Consorzio del Littorio, costituito il 19 maggio 1940;
Il Consorzio Farese, costituito nel marzo del 1953;
Il consorzio per utilizzare le acque del fontanile Tora, sorto nel 1954;

La Bonifica Irrigua di Fara Novarese. Il 2 gennaio 1960 iniziarono i lavori per la bonifica che è stata inaugurata ufficialmente il 23 aprile 1961. La superficie lorda del Comprensorio Farese è di circa 542 ettari.

Funtèna Tora

Fontanile Tora, è nella località Cascina Faraggiana. Si trova vicino al confine con il Territorio di Sizzano, sulla linea fra la Cascina Nuova e la Cascina Stoppani. Il fontanile è costituito da una unica testa a forma oblunga di m. 3 x m. 10. Ha una portata estiva stimata in 30 litri/secondo.

Funtèna Panigà

Fontanile Panigate. Il fontanile è costituito da un'unica testa di m. 1 x m. 10, con una portata estiva stimata in 20 litri/secondo. Fontanile Panigate - Foto M.Mormile 2002 Il Comune di Novara dovendo reperire una quantità di acqua sufficiente a soddisfare il fabbisogno dei cittadini, dopo laboriose trattative, decise di approvvigionarsi da due sorgenti esistenti nel Comune di Carpignano Sesia, nelle regioni Maione e Carrera, sorgenti riconosciute idonee dopo analisi del professor Martini dell'Istituto Tecnico. Con Atto pubblico del 15 ottobre 1891, il Comune di Novara affidava alla ditta biellese Boffa e Norza la posa della conduttura in tubi di cemento fino a Novara. I lavori iniziarono nel gennaio del 1893 e terminarono nel luglio del 1894. Ma la pressione dell'acqua e la poca solidità del terreno ed altri inconvenienti fecero scoppiare i tubi di cemento. Decisero allora di mettere dei tubi in ghisa, del diametro di 35 cm., da Cesto fino a Novara. Questi inconvenienti fecero rinviare di tre anni, fino al 1897, il servizio di erogazione dell'acqua. Le falde acquifere si trovavano sotto terreni coltivati a prati e l'acqua veniva raggiunta dalle infiltrazioni portandovi le materie organiche delle concimazioni. Queste ed altre cause minori portarono a erogazioni periodiche di acqua sporca od inquinata, con conseguenti proteste e contrasti tra il Municipio di Novara e la ditta concessionaria. Nel 1921, la conduttura d'acqua a Novara divenne "Acquedotto Municipale" ed il Comune provvide ad una completa sistemazione e difesa delle sorgenti. Eliminato ogni genere di coltivazione, la zona fu completamente alberata. Presero anche le acque del fontanile Panigate e costruirono una camera di raccolta, protetta da un recinto di muro, a maggiore garanzia e difesa delle acque da parte degli uomini e degli animali. Le fontane: Maione, Carrera e Panigate fornivano una quantità di acqua pari a 50 litri/secondo. Cascina Stoppani - Foto M.Mormile 2002 Queste fontane, mediante tre condutture, convogliano le loro acque nella camera di raccolta, dalla quale attraverso due tubazioni in cemento di 30 cm. che passano vicino alla Cascina Stoppani ed alla Chiesa della Beata Vergine Addolorata, volgarmente conosciuta come Madonna dei Campi, l'acqua arriva ad una seconda camera di raccolta, capace di 1.400. metri cubi, che dista dalla prima 3.560 metri e si ritrova nel Comune di Briona. Da questo secondo serbatoio, la tubazione, oltrepassando la ferrovia e la Roggia Mora nei pressi del passaggio a livello, posto sulla strada che porta al Cimitero di Briona, raggiunge la Strada Novara-Varallo, e costeggiando il lato nord della stessa, l'acquedotto sotterraneo porta le sue acque alla città di Novara. La tubazione è composta da tubi di cemento per 4.600 metri e da tubi di ghisa, del diametro di 35 cm., per 12.050 metri. Il giorno 16 agosto era tradizione dei faresi, giovani e vecchi, di recarsi nel bosco fra Fara e Carpignano, dove si trova la casetta della fontana Panigà, per fare una grande festa campagnola di ferragosto. Quella della fontana Panigà era una festa genuina, all'antica, con tanta gente che veniva e mangiava fuori, sul prato, o sotto i grandi alberi del bosco. Le parentele o le compagnie allegre, riunite davanti a ceste colme di salami, polli, fidighin e vino buono, fresco, in grande abbondanza, mangiavano, discorrevano animatamente, cantavano improvvisando briosi cori in una contentezza generale che, solo a tarda sera cessava, dopo che i giovani avevano dato libero sfogo alle loro esuberanze in balli improvvisati, al suono delle orchestrine della U.F.A. o dello Sctrachinvec, o di qualche altra. Questa festa era così intensamente goduta dalla esuberante e spensierata gioventù farese, da suscitare persino i rimproveri dell'Arciprete, che su il "Giornaletto di Fara Novarese" del mese di agosto 1939, così scriveva: Paganesimo Risorgente. "La merenda di ferragosto di quest'anno alla fontana Panigà, a quanto riferiscono testimoni oculari, è stato qualche cosa di ributtante: La licenziosità e la sfacciataggine di certa gioventù ed anche di qualche donna mal maritata, hanno raggiunto il colmo. Persone oneste non potevano trattenervisi senza arrossire. Qualche cosa che ricordava le libidinose orgie pagane. E poi certe ragazze pretendono ancora di chiamarsi oneste! Di questo passo si và diritti al disonore e non ad un avvenire felice!". Il piatto tradizionale di questa festa era la "Pulenta e fidighin". Alcuni cuochi improvvisati cuocevano delle grandi polente che si accompagnavano con dei piccanti salami di fegato, fidighin furzuus, e con del buon vino tenuto in fresco nelle acque della fontana Panigà. In queste feste nacque anche la canzonetta "La pulenta e fidighin" che è diventata la canzone ufficiale di Fara. Forse non tutti i faresi di questi tempi la conoscono, ma la Banda Musicale di Carpignano che la terza domenica di ottobre, dopo aver accompagnato la Processione con la statua della Madonna del Rosario, tiene un piccolo concerto in piazza, in onore dei faresi suona sempre anche la canzonetta: "La pulenta e fidighin".

 

Gelsi nei cortili. Le piante di gelso bianco, Morus alba, e di gelso nero, Morus nigra, erano molto diffuse nella campagna ed anche in parecchi cortili del nostro paese. Una maestosa pianta di gelso la si può ancora vedere in un cortile di via Mazzini, ed un altro grosso gelso si trovava all'inizio di un cortile di via Stoppani, ma è stato abbattuto nel 1990. I gelsi detti Muruuj non costituiscono un toponimo ma ne parliamo perchè servivano per l'allevamento dei bachi da seta o Bigat e per questo erano piantati in molti cortili di Fara. I bachi da seta si cibavano delle foglie di gelso triturate. Per l'allevamento si comperavano le uova da seme contenute in piccoli sacchetti, ognuno da una oncia. L'incubazione durava circa 18 giorni. Gelso (Foto M. Mormile - 2002) Molto curiose sono le regole per l'incubazione scritte in un libriccino da Francesco Prato di Torino nel 1700: "Stendesi la semente sopra alcune pezze di tela sottilmente, e non ammucchiata in non maggior quantità d'un'oncia, e tutto al più due per pezza. Si pone sotto il materazzo del letto, sicchè stia sotto l'estremità delle gambe. Levatasi dal letto la persona che vi dorme, portasi la semente più in sù, cioè sotto il luogo dove è stata la schiena, ritirandola poi la sera nel primiero sito. Dopo tre giorni si avanza la sera più in sù sotto le gambe, e dopo altri tre giorni si fa giungere fin sotto le ginocchia, e non mai più avanti di sera. Di giorno poi non si pone mai in altro posto che sotto al luogo della schiena. con questa regola il calore riuscirà continuo con qualche gradato aumento". Negli ultimi due o tre giorni di incubazione le uova venivano avvolte in una pezza di lana e messe sul seno della donna di casa perchè il tepore costante del corpo facilitava la schiusa delle uova e la nascita dei bachi. Si calcolava che i bachi potessero nascere verso il 25 aprile, giorno di San Marco, protettore dei bachi. I bacherozzoli appena nati si trasferivano su una stuoia, gradiscia, ricoperta di tenere foglie di gelso sminuzzate. Dopo cinque giorni il baco fà la prima muta. Dopo altre quattro mute e quattro sonni i bachi si arrampicano su apposite fascine, camanij, messe sulla lettiera, gradiscia, per racchiudersi nel Bozzolo, Galèta. Si calcolava che ogni oncia di seme-bachi (30 grammi) avrebbe reso 50-60 kg. di Bozzoli. Nel libro: " Saggio Statistico delle sei Provincie Componenti la Divisione di Novara per l'anno 1825". Relazione manoscritta dal funzionario del Regno Sabaudo signor Rochis, troviamo che a Fara la produzione di Bozzoli del baco da seta era di 165 Rubbi Novaresi. Un Rubbo Novarese di 25 libbre piccole = kg. 8,136850. Nell'anno 1825, a Fara, si ottenevano circa tredici quintali e mezzo di Bozzoli. I Bozzoli si vendevano "a rendita" in base al quattro per uno. Ossia nella supposizione che da quattro chili di bozzoli si potesse ricavare un chilo di seta. Per la famiglia contadina l'allevamento dei bachi rappresentava una fonte di reddito aggiuntiva per fare quadrare i modesti bilanci familiari. L'allevamento era abbastanza redditizio, si otteneva in breve tempo e rappresentava la prima entrata di denaro liquido dell'anno solare. Non richiedeva capitali iniziali ingenti, nè attrezzatura costosa, bastava avere qualche pianta di gelso per procurarsi l'unico alimento di questi animaletti.

Mulini. Fino dai tempi più remoti sappiamo che a Fara operavano due Mulini: uno in Piazza, chiamato appunto mulino di Piazza. L'altro, detto mulino dei prati di sopra, era posto fuori del paese, verso Sizzano, ora esiste ancora come Riseria Negri. Da vecchie carte sappiamo che i due mulini esistevano già nel 1300. Le prime notizie sui proprietari dei due mulini le ho trovate nel Libro Catastale Civile di Novara dell'anno 1548. Un mulino era di proprietà del Domine Avogadro Gaudenzio e l'altro era di proprietà del domine Cattaneo Giò Matteo. I due mulini erano azionati dall'acqua della Roggia Molinara. Successivamente i due mulini sono diventati proprietà e beni civili della Comunità di Fara. Da una relazione al Duca di Milano Sforza, fatta il 14 ottobre 1635, dall'attuario civile et criminale di Fara Matteo Tornielli, sappiamo: "Vi sono duoi molini i quali s'irrigano con l'acqua proveniente dalla Sesia per la Roggia Cantirina, d'uno dei quali più vicino alla terra (mulino di Piazza) se ne caverà quaranta scudi l'anno et dell'altro molino venticinque scudi". Nel volume Comune Antico di Novara n. 1075, troviamo il Quinternetto dei Beni Civili di Fara. In questi documenti catastali dei primi anni del 1600 c'è anche la descrizione del mulino di Piazza. "Un molino di villa con due rovezzi d'acqua, con due mole da grano, una da olio, una pesta da canepa et pesto". La vita dei due mulini è documentata per tutto il 1700 sui Bilanci Preventivi del Comune di Fara, poichè i due mulini venivano dati in affitto mediante il pubblico incanto. Ad esempio, sul Bilancio del 1784 si legge: "Lire 80 soldi 10, dovute dal detto Carlo Gallo, fittabile del mulino di Piazza" "Lire 59 soldi 10, dovute dal detto Francesco Antonio Custodi, fittabile del mulino detto dei Prati". L'11 novembre 1813, la Comunità di Fara ha venduto il mulino di Piazza ed il mulino dei Prati al signor Antonio Zappa di Milano. Successivamente i due mulini hanno cambiato diversi proprietari ma esistono ancora. Il mulino dei Prati è stato trasformato in una moderna riseria. Il mulino di Piazza non macina più da diversi anni ma le sue mole sono ancora lì in attesa di essere restaurate.


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